Diciamolo subito: è stata una gran bella partita, sicuramente un po’meno per il tifoso Red&Gold, ma il livello tecnico e la spettacolarità delle giocate, con tanto di finale thriller, hanno sicuramente appassionato tutti gli spettatori, interessati o meno.
Lato Cincinnati, il risultato e la qualità di gioco hanno creato una euforia che sicuramente trascinerà la squadra sulle ali dell’entusiasmo. L’ambiente si sente già investito dell’eredità di Mahomes (!) e crede di rappresentare il futuro della NFL. Considerata l’età dei protagonisti –e parliamo di Mixon, del trio di wr e ovviamente di Burrow– non gli si può dare torto e augurar loro di restare a questi livelli non può che far del bene a questo sport, meraviglioso già di suo.
Fatto un doveroso e sentito applauso in particolare alla coppia Burrow-Chase, rispettivamente prima scelta assoluta al draft 2020 e quinta assoluta al draft 2021, che ieri hanno dato spettacolo assoluto, veniamo ad analizzare la partita lato Missouri.
Anzitutto gli umori. Diciamo che i forum del Kingdom sono roventi per le critiche feroci all’arbitraggio. Lo stesso Reid, a fine partita, non ha voluto parlarne “per non rischiare sanzioni”. La dichiarazione di Reid era come detto a caldo e certamente già oggi parlerebbe diversamente. Sicuramente se una mezza dozzina di flag fossero state invertite o non lanciate, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Erano decisioni al limite o estremamente fiscali, ma comunque nel regolamento. D’altra parte, dopo quel che abbiamo visto al SB ultimo…ma lasciamo perdere. In tutta onestà, se ci mettessimo a parlare di arbitraggio, perderemmo tempo ed un’occasione preziosa per fare una autocritica. Sconfitte come queste sono più importanti di una vittoria per la crescita della squadra. E allora vediamo cosa ha funzionato e cosa no.
Partiamo dal bicchiere mezzo pieno, al netto di presunti errori arbitrali.
Anzitutto Patrick Mahomes c’è. Continua a crescere e ormai è finalmente tornato ai suoi vecchi livelli: inventa e si diverte…e questo è il suo segreto, divertirsi! Vederlo sorridere e dialogare in campo o in sideline significa che la testa finalmente è sgombra da pensieri. Una gioia rivedere una delle sue firme d’autore: il passaggio no-look! E se PM è ai suoi livelli, non ce n’è per nessuno. E questo lo ha capito qualcuno che di football ne sa giusto un filo più di noi: tale Zac Taylor, che ha rischiato l’inosabile nel finale pur di non lasciare il gioco in mano al QB più temuto della lega. Un improvvido fallo (ovviamente contestato) gli ha dato ragione…e la vittoria.
Anche la OLine c’è: PM ha finalmente quei 3 secondi che gli servono per illuminare il gioco, senza dover temere per la sua incolumità. E ieri abbiamo avuto anche un ulteriore gran bel segnale: con l’infortunio del secondo LT (Orlando Brown prima e Lucas Niang dopo) il gelido spettro del SB avrà attraversato le ossa di tre quarti del Kingdom. Ecco rientrare allora Allegretti, gran vecchio bulldozer, con Thuney che si sposta a LT. Alzi la mano chi non si era chiesto in preseason come sarebbe stato mettere Thuney in questa posizione. Ebbene…non è cambiato niente come protezione del QB, anche se abbiamo perso un pochino come blocchi per le corse. E comunque abbiamo ancora Long come asso nella manica! Speriamo comunque che i titolari rientrino: i PO sono duri e arrivare in fondo malconci…non diciamo altro!
Altro cruccio della prima metà della stagione era stata la posizione di wr2. Dopo una serie sempre troppo lunga di sanguinosi errori, Reid sembra aver trovato la quadra. Utilizzando Pringle e Hardman negli schemi più congeniali per le loro caratteristiche e nella giusta misura, stanno finalmente dando il loro contributo. Non abbiamo ancora la coppia (o terna, ma ci torneremo dopo) di wr che spaccano la difesa, ma almeno ora i gregari sono funzionali alla Offense.
La difesa ha confermato i suoi equilibri: sui 4 della D-line, da quando è stato innestato Melvin Ingram, non si può più dire niente. Basti osservare che un trasparente (fino a quel momento) Reed all’improvviso ha cominciato a comparire sul tabellino. Eroica è apparsa infine l’intera difesa quando ha resistito arroccata sull’ultima yard a quell’assalto a Fort Apache che sono stati gli ultimi minuti. Non è andata bene per quell’impalpabile illegal hands to the face di Ward su quarto down a 46 secondi dalla fine, ma…accidenti che difesa!
Ma ieri sono emersi anche i limiti di questa squadra, e quest’ultimo aspetto è molto importante per la crescita del team e per prendere le contromisure nei PO. Così, dando uno sguardo distratto alle squadre qualificate ai PO in AFC per la classifica come è ad oggi, osserviamo che i Chiefs hanno perso con tutte quelle franchigie incontrate in season: Titans, Bengals, Bills e Chargers (restano Colts e Patriots, che appunto non abbiamo incontrato). Ecco perchè è molto utile questa sconfitta: per poter capire e risolvere gli attuali punti deboli di questa squadra che, comunque, sta continuando a crescere.
E allora veniamo al bicchiere mezzo vuoto.
Attacco: se, come ieri, contemporaneamente Hill è impiegato male e Kelce viene contenuto (o incappa in una giornata non eccelsa), l’attacco di KC non riesce a cambiare l’inerzia della partita. Ma questo purtroppo lo sapevamo già. Nei PO confiderei più nel genio e magnetismo di PM che nella capacità di Reid-Bienemy di cambiare l’inerzia della partita. Ma questa è solo una mia opinione. Di certo fare 3 punti in tutto il secondo tempo nei PO ci farà perdere le partite: non è realistico pensare che la nostra difesa lasci a zero i prolifici attacchi delle squadre prima elencate. Concentrazione e determinazione: bisognerà volere la vittoria e saper soffrire, come è stato nella vittoria in overtime nel secondo match coi Chargers.
In difesa, che dire: amiamo Dirty Dan, ma non possiamo più permetterci di schierarlo come safety profonda. Due buchi nella copertura e sono due TD che hanno rimesso in gioco i Bengals. Purtroppo è un copione già visto, ma evidentemente se si continua a giocare così vuol dire che abbiamo una carenza nel roster e per l’anno prossimo toccherà correre ai ripari. Tra l’altro verosimilmente Sorensen l’anno prossimo non sarà neanche più a roster. Ma questi spazi sul profondo, in cui ha imperversato questo novello spauracchio (Chase), fanno ponderare un’altra riflessione. Dal SB abbiamo letto con monotona costanza che contro Mahomes si deve giocare con due safety profonde per neutralizzare gran parte del suo gioco. Ebbene, contro tali similari talentuosi QB come Burrow, non potrebbe essere efficace utilizzare questo stesso modulo che tanto ci ha fatto penare? Giro la domanda a Spags e passo all’ultimo punto debole emerso: i nostri CB sono bravini, ma hanno dei limiti, soprattutto contro questi grandi wr che li sovrastano per fisico e per talento. E credo che queste difficoltà si riproporrano ora che ai PO incontreremo squadre con due se non tre fortissimi wr (approfitto per proporre un secondo di raccoglimento per Antonio Brown: una prece). Questo sarà un bel problema per Spagnuolo, per il quale, per quanto visto ieri, ancora non ha trovato contromisure. La butto là: Breeland è stato rilasciato da MIN…non è che potrebbe tornare utile ai PO? Conosce l’ambiente, conosce gli allenatori, ha sempre lottato con cuore, è fisicamente prestante…chissà se Veach ci sta facendo un pensierino!
In conclusione, perdere il primo seed non è detto che sia una iattura: la squadra, come detto è in crescita e per continuare a farlo può essere utile una partita in più. Una serie di partite di difficoltà crescente come i PO può essere la maniera giusta per portare la squadra alla maturità e consapevolezza giuste per conquistare ed affrontare un Super Bowl…i PO di Tampa dell’anno scorso ci mostrano quale potrebbe essere la nostra via per arrivare al SoFi Stadium il 13 febbraio prossimo!
Red Canvas

Be the first to comment