Se oggi si chiede ad uno statunitense chi incarni il concetto di eroe americano legato al football, la risposta più plausibile è Pat Tillman, safety degli Arizona Cardinals che, dopo l’11 settembre, abbandonò la promettente carriera nella NFL per diventare un Ranger dell’Esercito e, purtoppo, trovare la morte in Afghanistan.
Se la domanda fosse stata posta prima dell’attacco alle Torri Gemelle probabilmente la risposta sarebbe stata Joe Delaney, runningback dei Kansas City Chiefs.
Joe Alton Delaney nacque il 30 ottobre 1958 in Texas ma crebbe ad Haughton, Louisiana, dove iniziò la sua carriera nel football, giocando prima come ricevitore poi, cresciuto, come runningback dei Demons della Northwestern State University.

Gli venne riconosciuto due volte il titolo All-America correndo in totale 3.047 yds e segnando 31 touchdowns. Nella vittoria 28-18 del 28 ottobre 1978 contro Nicholls State, Delaney, portò palla 28 volte per 299yds e mise a segno 4 TDs.
Non esattamente un colosso, era alto 153cm per 83kg, furono le sue doti di corsa e di resistenza a convincere i Kansas City Chiefs a selezionarlo al secondo giro del Draft del 1981 (41ª scelta assoluta).

Il suo arrivo in NFL fu sfolgorante, venendo eletto AFC Offensive Rookie of the Year con 1.132yds di corsa, 22 ricezioni per 246yds e 3 TDs ed aiutando in modo concreto i Kansas City Chiefs a chiudere la stagione con un record positivo di 9-7: il primo record positivo in 8 anni.
“La mia idea è di dare delle botte piuttosto che prenderle. Do loro sono un lato da colpire, o una possibilità da dietro. So che posso sopportare le botte, non è un grosso problema… da quello che ho visto finora, non è molto diverso dal college ball, tranne che non c’è nessuna scuola a cui andare.” Disse Delaney nel suo anno da rookie “Ora il football è solo lavoro. E, una volta che sei in partita, non sembra poi così complicato.”
L’anno successivo, il 1982, giocò poco, da una parte per via dello sciopero dei giocatori che limitò il campionato a 9 partite, dall’altra perché subì un intervento ad un occhio per il distacco della retina. Solo 380yds in 95 portate e 11 ricezioni per 53yds e zero TDs.
Fu il 29 giugno del 1983 che Delaney trovò la morte a Critter’s Creek, un centro ricreativo a
Chennault Park vicino a Monroe, Louisiana.

Delaney si accorse che tre bambini, avventuratisi in una pozza d’acqua lasciata da lavori di costruzione, erano in difficoltà e chiedevano aiuto. “Non so nuotare bene, ma devo salvare quei bambini. Se non salgo, chiama qualcuno” disse ad un amico prima di gettarsi in acqua.
Riuscì ad estrarre due dei tre bambini, uno dei quali morì successivamente in ospedale. Il suo corpo venne poi trovato dalla Polizia con il corpo del terzo bimbo tra le braccia.
Joe Delaney morì così all’età di 24 anni lasciando la moglie e tre figlie.
Fu enorme il cordoglio per la scomparsa di Delaney e l’head coach dei Chiefs, John Mackovic disse: “Joe Delaney era già un eroe prima di oggi.”
Lamar Hunt disse di lui: “la sua carriera professionistica è stata breve in termini di anni, ma il suo stile di gioco elettrizzante ed il suo entusiasmo per la vita saranno ricordati e custoditi da chiunque nella famiglia dei Kansas City Chiefs”
Venne insignito postumo alla Medaglia Presidenziale dei Cittadini il 15 luglio 1983 ed il Presidente Ronald Reagan disse di lui: “compì l’estremo sacrificio mettendo la vita di tre bambini davanti alla propria sicurezza. Con il supremo esempio di coraggio e compassione, questo brillantemente dotato giovane uomo ha lasciato un’eredità spirituale per i suoi connazionali americani”.

I Kansas City Chiefs ritirarono, non ufficialmente ma nessuno dopo lui la indosso mai, la maglia #37 ed oggi chiunque può vedere il nome di Joe Delaney inserito nel Ring of Honor all’Arrowhead.
Joe Delaney, che giocò una sola stagione completa, è universalmente riconosciuto nel Chiefs Kingdom come esempio di altruismo e coraggio.
GO CHIEFS!
Gianluca Poltz

Be the first to comment