Prepariamoci a gustare questi Championship Games ricordando come le 4 finaliste di Conference sono arrivate a questa partita, ultimo ostacolo per il SuperBowl.
Cominciamo da un dato singolare: tutte e 4 le squadre eliminate ai Divisional hanno percorso più yarde delle loro avversarie. Anzi, nel caso di Houston, hanno realizzato il non invidiabile primato di essere la prima squadra in assoluto ad essere eliminata ai PO avendo percorso più yarde dell’avversaria e senza commettere turnover.
Come sono maturate queste sconfitte?
Cominciamo proprio dai texani che affrontavano i nostri Chiefs in un Arrowhead come sempre spettacolare per calore e colpo d’occhio.

In realtà i Texans hanno giocato bene, ma semplicemente i Chiefs sono stati superiori, in tutti i reparti. A cominciare dallo Special Team. Infatti la partita è cominciata immediatamente nella direzione dei Chiefs: calcio d’inizio di Fairbairn (che sarà un protagonista negativo della partita) e grande ritorno di Nikko Remigio (KC), che rompe un paio di placcaggi ma sulla linea delle 30yds avversarie commette un fumble ricoperto da Samaje Perine (KC), guadagnando altre 4y.

Intanto, Boyd (HOU), che aveva forzato il fumble, lancia lungo il campo il suo casco e si scaglia contro il suo allenatore. Flag obbligatoria e KC che si ritrova a partire dalle 13yds di Houston.
Il fatto che la reazione di Boyd, incomprensibile, avviene già dopo pochi secondi di gioco, fa riflettere su una possibile preparazione non adeguata, a livello di approccio mentale, a questa partita. Tale ipotesi viene suffragata anche dalle dichiarazioni, poco felici e sicuramente non sportive, di alcuni giocatori di HOU, accampando scuse in presunti favori arbitrali a vantaggio dei Chiefs. Tra questi purtroppo anche il loro QB CJ Stroud, che preciso, a me piacere tantissimo.
Questa mancanza di assunzione di responsabilità dovrebbe essere un campanello di allarme per gli allenatori della franchigia texana: un atleta che cerca altrove delle colpe potrà mai mettersi in discussione per superare i propri limiti? E riuscirà ad essere un leader nello spogliatoio?

Patrick Mahomes, da questo punto di vista, si è sempre assunto anche colpe non sue (MVS, batti un colpo se ci sei!) nelle fortunatamente rare sconfitte dei Chiefs e di fronte a fatti del genere ci rendiamo ancora più conto dello spessore del nostro QB. Tornando a questo emblematico primo drive dei padroni di casa, PM non riesce a connettere coi suoi WR ed un impeccabile Butker realizza i primi tre punti: dopo 59 secondi KC scappa avanti e non sarà più ripresa da Houston fino al finale 14 a 23.
Tra l’altro i due ultimi punti verranno concessi dai Chiefs per una safety auto inflitta nel finale, utile per perdere gli ultimi secondi e per ripartire da un kick anziché un punt, annichilendo eventuali ultime speranze dei Texans. Ci sta anche questo: strategià già vista in NFL, ben nota ad un coach navigato come Andy Reid.

Dunque dicevamo di una partita vinta in tutti i reparti: a fronte delle buone prestazioni in particolare di Remigio e di Butker, che non sbaglierà niente, lo ST di Houston invece non brilla né per l’episodio citato di Boyd, né per gli errori di Fairbairn che costeranno 7 punti alla sua squadra.
In realtà 3 di quei sette punti sono frutto di un calcio piazzato ribattuto ancora una volta dal nostro Leo Chenal dopo una prima deviazione di Reid, che parte allo snap con un tempismo meraviglioso, da guardare e riguardare per la perfezione del timing.
Detto dello Special Team, passiamo alla Defense. Va subito precisato che la D texana ha fatto una grande partita, mettendo pressione a Patrick Mahomes, specie con Anderson jr, e chiudendo bene sia i WR che il gioco di terra. Pacheco infatti sarà utilizzato solo 5 volte e solo per corse, con una media non eccezionale di 3,6y a portata (Worthy una sola volta e con una perdita di 8 yarde!).
Hopkins, Brown e JuJu, tutti assieme, hanno fatto meno catch di Kareem Hunt che di mestiere fa il RB e che di catch ne ha fatte…una! Ma dell’attacco dei Chiefs parleremo dopo. A fronte di una tale prestazione, la D dei Chiefs è stata ancora migliore, il che è quanto dire! Partita bene nella prima metà di gioco, nella seconda come di consueto è cresciuta diventando a tratti asfissiante e seppellendo letteralmente Stroud con ben 8 sack (a fronte dei 3 degli ospiti) di cui ben 3 di un Karlaftis indemoniato. Anche il rientro di Watson, quasi miracoloso dopo il grave infortunio, ha contribuito a ridare l’equilibrio tra i vari reparti della Difesa, dalla linea di scrimmage alle safety, passando per le fasce dove pure, finalmente, abbiamo concesso poco e niente.

Tagliamo corto, senza perderci in ulteriori numeri: questa, signori, è una di quelle D con cui si vincono i SB!
Dall’altra parte abbiamo invece un attacco avversario che ha visto uno Stroud a tratti ispirato, ma che contro questa D non è riuscito a trovare il td ed è andato in difficoltà soprattutto sul corto, riuscendo paradossalmente meglio sulle lunghe giocate e big play, specie centrali, grazie anche ad un indomabile Nico Collins e dei buoni Schultz ed Hutchinson. Da rivedere gli altri WR. Migliore dei texani, in maglia bianca, è risultato Joe Mixon con 88y per una media di 4,9y a portata, oltre a 2 catch ed 1 TD con una bella corsa da 13y.

Contro la difesa del Missouri, che è tra le più toste contro le corse, la prestazione è ancor più da apprezzare se rapportata a quella di altri nomi più temuti, come ad es. King Henry da noi affrontato in week 1. Considerate le tante yard percorse, il bilancio è che han fatto tanto fumo e niente arrosto, come suol dirsi. Di fronte alla difesa dei Chiefs, né DeMeco Ryans né C.J. Stroud sono riusciti a trovare una chiave per svoltare la partita, che è sostanzialmente finita quando Magic Mahomes ne ha fatta una delle sue connettendo durante un sack col suo fidato scudiero Kelce, di cui ormai siamo anche stanchi di elencare i record.

Passiamo quindi all’attacco dei padroni di casa. Da quanto finora detto si intuisce una prestazione non dominante, anche se alcuni particolari come un Hopkins utilizzato solo per il 33% degli snap e mai targettato dal suo QB fanno pensare che Reid stia giocando d’astuzia. Voto negativo per l’attacco? No perché la mentalità vincente di PM e di questa squadra sono emerse come sempre ed il loro dovere l’hanno fatto egregiamente, tant’è che come detto, tolti i primi 59 secondi di gioco, KC è stata sempre avanti fino ad arrivare a due possessi di vantaggio, per poi amministrare nonostante i volitivi tentativi dei Texans. Da rimarcare la citata magia di PM che in questo match ha deciso di connettere soprattutto con Kelce, autore di una prestazione monstre ed MVP a nostro parere della serata, basti dire che delle 177y di gioco aereo ben 117 sono sue, oltre ad 1 TD. Altro TD è dell’inossidabile Hunt (88y corse con una media di 5,5y a portata, oltre ad una catch per 2y): anche Reid si è convinto che dare palla a Kareem sul corto è come metterla in cassaforte.

Un grazie a questo giocatore, mai dimenticato dal Kingdom, e che veramente ci sta mettendo l’anima. Citato doverosamente Gray, divenuto ormai una certezza per le mani sicure, va elogiato soprattutto Worthy, diventato uno dei punti forti di questo attacco con numeri (statistiche) incredibili per questa sua stagione da rookie. In questa serata ha realizzato 5 prese, inferiori solo a Kelce che ne ha compiute 7, ed è stato una spina nel fianco della forte difesa avversaria. Infine la Oline tutto sommato ha retto, sebbene stiamo giocando senza un LT titolare: 3 sack concessi contro una delle migliori pass rush della NFL ci possono stare. Certo PM non ha avuto lo stesso tempo per lanciare che hanno avuto Lamar Jackson o Josh Allen, ma siamo certi che le cose miglioreranno, sperando anche che PM riesca ad uscire meglio dalla tasca rispetto a come se la sta cavando quest’anno.

Ultima nota è sui commentatori, che si lasciano sfuggire sgraditi quanto inconferenti commenti su un paio di decisioni arbitrali, una a favore di KC e l’altra a favore di HOU. Particolarmente fuori luogo quello di Troy Aikman, da sempre commentatore poco gradito dal Kingdom, che con un “Oh c’mon!” si permette di mettere in discussione una decisione arbitrale, peraltro corretta ed anche ben spiegata dagli analisti di settore. A mio parere, quando gli speaker cominciano a sostituirsi agli arbitri è lo sport che ci rimette.
Veniamo brevemente agli altri Divisional.
La partita più attesa vedeva i Bills ospitare dei Ravens determinatissimi a raggiungere i Chiefs all’Arrowhead e a sfatare la maledizione di un Lamar Jackson perdente nelle partite che contano. Non ci sono riusciti. Troppi turnover commessi, magari anche per il tempo particolarmente duro, tra pioggia, neve e temperatura glaciale (-6°C), ma tant’è. I Ravens sono partiti subito bene andando rapidamente in TD, ma i successivi drive sono stati ammazzati dagli errori del QB: un intercetto su un lancio completamente fuori misura ed un fumble nel testardo tentativo di sfuggire ad un sack.

I Ravens non solo pagano un dazio di 7 punti, ma soprattutto interrompono dei drive che avrebbero probabilmente portato a punti, stante l’efficacia che Baltimore dimostra quando non commette errori. Così si ritrovano sotto 10-21 all’intervallo. Ma Baltimore non è affatto doma e attacca a testa bassa, mentre la difesa alza il livello e non concede nulla ai padroni di casa, chiudendo il terzo quarto con un parziale di 9-0 ed un Lamar Jackson autore di pregevolissimi lanci. Nel finale però lo slancio dei viola viene spento da altri due propri errori: protagonista in negativo stavolta il solitamente affidabilissimo TE Andrews, in genere uno che risulta sempre tra i migliori in campo. Prima un fumble, merito in verità anche di un intelligente quanto lesto intervento di Bernard, e poi un drop all’ultimo secondo che decreta la sconfitta. E Baltimore esce ancora una volta battuta, ma dando la sensazione di aver avuto la vittoria a portata di mano e di non averla saputa cogliere.

Buffalo invece gioca una partita diversa dal solto, dove un Allen sicuro MVP della real season non appare brillante come al solito, ma in una versione opportunista che ricorda più un tennista che gioca da fondo o un calciatore che gioca di rimessa. Buffalo forse non farà cose eclatanti, ma non farà neanche errori e questo le sarà sufficiente per preparare i bagagli per il Missouri. E sarà un avversario molto pericoloso per i Chiefs, in quanto McDermott ha dimostrato, come nel match di Week 11 contro i Chiefs, di sapersi adattare alla partita. Inoltre i Bills sono la compagine che meglio conosce i Chiefs, ha saputo guardare in faccia le sconfitte subite senza cercare alibi e questo li rende i più pericolosi avversari che potevamo incontrare al Championship. Sarà una grande, grandissima partita.
All’altra finale di Conference invece arrivano Eagles e Commanders.
I primi battono degli indomiti Rams 22 a 28 nell’innevato ed a tratti ghiacciato Lincoln Field Stadium. In questo fantastico scenario uno Stafford caparbio non basta ai LAR per venire a capo di questa partita. Quando i californiani sembravano avere preso l’inerzia della partita grazie ad una safety (sack di Gallimore in end zone), due fumble consecutivi ed una grande corsa in td da 78y di Saqon Barkeley fanno naufragare le speranze dei Rams.

Ed il vero MVP di questo match sarà proprio lui, Barkeley, in particolare con due td da oltre 60y che spaccano la partita. La sensazione è che le condizioni climatiche abbiano condizionato maggiormente gli ospiti che i padroni di casa e che il 22-28 finale sia ingannevole. Stafford avrà una percentuale di completi inferiore al 60%, ma molti sono stati i drop dei wr su lanci precisi. Gli Eagles hanno comunque meritato la vittoria.
I Commanders ritornano ai fasti degli indimenticati Redskins espugnando il Ford Field con un perentorio quanto divertentissimo 45 a 31 pieno di grandi giocate.

I Detroit Lions ne escono ridimensionati e sono la vera delusione di questo turno. Protagonista in negativo è qui Jared Goff che con i suoi 3 intercetti ed una percentuale di completati del 57,5% si dimostra il peggior QB (per questa statistica) del turno divisionale, ma soprattutto inadeguato per questi palcoscenici.
Cosa aspettarsi da questa finale di Conference? Favoriti sono gli Eagles, ma la squadra è sostenuta da una hype molto, troppo alta della fanbase e questo potrebbe far “sentire” troppo la partita alla squadra, mentre i Commanders hanno l’entusiasmo e la serenità di chi non ha niente da perdere.

Jayden Daniels, se non condizionato dal freddo di Philadelfia, garantirà spettacolo per gli amanti del football.
Insomma domenica alle 21:00 ci aspetta una finale NFC tutta da gustare, in poltrona, aspettando di guardare (e soffrire) per la partita dell’anno, alle 00:30 italiane.
Che vinca il migliore!
RC

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