ANALISI DOPO WEEK 1

Pronti…via! Finalmente siamo partiti e….non sembra vero!! Le emozioni sono tante, ma razionalizziamo e cerchiamo di declinare ordinatamente le osservazioni.

Partiamo da un duplice punto di vista: noi e loro. Loro sono Tampa Bay (passato prossimo e futuro remoto di KC) e Baltimora (futuro prossimo, ovvero gli avversari di week 2).

Da buongustai, lasciamoci il piatto principale a dopo e ora gustiamoci gli antipasti: Buccaneers e Ravens. Dunque i Buccaneers: la squadra si è mostrata solida, quadrata e rodata. Tutto come da aspettative, considerato che il roster è rimasto invariato nei titolari ed anzi ha aggiunto profondità col draft, dunque non resta che studiarci bene il loro gioco perché, stando dall’altro lato del tabellone, se li incontreremo sarà per la rivincita del SB. In difesa, i nuovi (causa infortuni di Whitehead e Murphy-Bunting) non sono stati eccelsi ma non hanno nemmeno sfigurato. La grande prova di Dallas, sconfitta 29-31 con (molto) onore, è stata utilissima per gli osservatori interessati. Che il punto forte di Tampa sia la difesa lo sapevamo, ma, una volta tenuti a bada i passrusher, un Prescott bravo ma non impeccabile ha comunque trovato il modo di mettere a tabellino 29 punti….20 più di quanti ne mettemmo a segno al SB (sì, facciamoci male!). Sarà che i 3 wr titolari, Cooper, Gallup e Lamb, pur senza strafare, il loro mestiere l’hanno fatto: palle rimbalzanti sulla mask o drop clamorosi non se ne sono visti. Dell’attacco di Tampa abbiamo avuto la conferma che Brady, in buona forma, dopo il secondo passo fuori dalla task combina ben poco. Una prima chiave per disarmare il loro attacco dunque è portare adeguata pressione sul QB, specie frontalmente.

Come corse non si è visto niente di eclatante: Elliott non è quello di qualche anno fa mentre Fournette è tornato ad essere Fournette e non il fenomeno visto nei PO dell’anno scorso. Da Tampa non mi aspetterei che salgano oltre di livello, essendo come già detto, gli stessi dell’anno scorso e quindi con tutti i meccanismi e le intese funzionanti al massimo. Piuttosto cambierà l’approccio degli avversari durante la season, in quanto saranno tutti vogliosi di dimostrare al mondo che sono all’altezza dei campioni in carica per cui non saranno partite ma sfide…e ne sappiamo qualcosa. Non ci scommetterei quindi che arriveranno a gennaio a ranghi completi, come successo loro l’anno scorso (rientrò perfino Vita Vea, assente da mesi, ed Evans infortunatosi all’ultima giornata). Lato nostro fu una falcidia: un’apoteosi di infortuni (gambe, caviglie, ossa, tendini, concussion e via dicendo) nelle ultime giornate, tralasciando l’incidente alla vigilia del SB che probabilmente turbò Reid.

Poi i Ravens. Con loro da un po’ di anni abbiamo una buona tradizione di vittorie e Mahomes ha sempre concluso gli scontri con Lamar col sorriso sulle labbra (e noi con lui). Diciamo subito che quelli visti al MNF (Monday Night Football) non sono i Ravens del 2019, quando avevi bisogno del replay per capire chi diavolo stava portando la palla. Diciamo che il LJ di lunedì è sembrato un po’ troppo edonistico e si complicava la vita da solo per cercare la corsa anziché…fare il QB. Un po’ la tasca che non reggeva benissimo, un po’ la lentezza di lettura di Lamar, un po’ l’incapacità di trovare soluzioni alternative diverse dalla solita corsa, diciamo che sono emersi tutti i limiti del fu MVP. Dall’altro lato ha “risposto” un Carr in stato di grazia (ehm…questo si chiama sarcasmo) che mi ha ricordato la prestazione di Lock quando passeggiammo sulle macerie di Denver l’anno scorso. Al di là di queste colorite osservazioni, in effetti le cose sono migliorate nella seconda metà della partita, ma, sebbene gli elementi positivi non siano mancati, sicuramente le due squadre sono ben lontane dall’assetto definitivo, soprattutto BAL. A loro giusta discolpa, va detto che entrambe le squadre sono completamente stravolte rispetto all’anno scorso, tra innumerevoli innesti (soprattutto i Raiders) e infortuni (soprattutto i Ravens) con cui hanno cominciato la season. Poiché una partita del genere non è né bella qualitativamente (a differenza di DAL-TB, tutta da gustare) né significativa per l’osservatore interessato, preferisco augurare ad entrambe le squadre di tornare belle e competitive come l’anno scorso, per poter godere di altre belle sfide di football come quelle che ci hanno regalato (anche quando abbiamo perso, siamo onesti).

Per chiudere, qualche numero/curiosità interessante:

1) per LJ 3 fumble di cui due persi e 12 corse (quanto Williams, Cannon e Brown messi insieme) per 86 yds con una media di 7.2 yds a portata. Solo 19 lanci su 30 andati a buon fine per 235 yds totali (Carr ha 34/56 per 435 yds: un mostro a confronto!). Da ricordare che la partita è finita a 53 secondi dalla fine dell’OT, quindi è come dire che in media LJ ha azzeccato meno di 4 lanci per quarto di gioco (!)…  2) il “nostro” Watkins ha chiuso con 4/8 ricezioni per 96 yds, risultando il migliore dei suoi per yds percorse.   

3) amara fine per una nostra conoscenza: i Ravens con tre RB titolari infortunati (J.K. Dobbins, Justice Hill e Gus Edwards) danno spazio a Le’veon Bell in…practice squad. A consolarlo il fatto che sia in compagnia di un altro nome fu illustre: Devonta Freeman. Forse Bell, piuttosto che criticare Reid, avrebbe dovuto ringraziarlo per avergli concesso qualche snap! A proposito, notizia fresca fresca, Devonta Freeman è stato promosso in prima squadra. Le bizze che Bell fece a Pittsburgh (non si allenò più perché voleva più soldi) sono state l’inizio della sua fine!

Infine, dulcis in fundo, i Chiefs. Diciamo subito che ci sono luci ed ombre. Anche qui secondo tempo migliore del primo, con squadra che deve trovare nuovi ed importanti equilibri (ogni riferimento alla OL non è casuale). Partiamo dall’avversario. I Browns, animati oltremodo dalla brama di vendetta, oltre che dalla conoscenza della pericolosità dell’avversario che li ospita, mostrano di aver fatto i compiti a casa, ovvero di aver studiato il SB, e partono determinatissimi. Stefanski fa capire subito di fare sul serio e di volere ammazzare qualsiasi velleità del nemico (la spaventosa storica rimonta di KC contro i Texans in Divisionship 2019 è nella memoria di tutti) quando, appena andato in TD sul 6-0, chiama una trasformazione da due punti. Il segnale è forte ed inequivocabile: non si fanno prigionieri oggi. Certo, caricarsi troppo può portare ad eccessi e se l’arbitro non ti protegge (ehm) ne paghi le conseguenze: lo capisce la safety Ronnie Harrison Jr che sferra un pugno al running backs assistant di KC (Greg Lewis) e viene espulso da Vinovich su segnalazione (pare) direttamente da New York. I ref in campo avevano infatti chiamato altro. Effettivamente però la difesa dei Chiefs è presa a schiaffi, tanto che il primo tempo finisce sul 22-10. Poi man mano i Chiefs crescono, i reparti iniziano a registrarsi, cominciano ad emergere le numerose stelle di Kansas City e nel finale KC mette per la prima volta il naso avanti, 29-33. Il punteggio non cambierà più: un intercetto sigillerà la prima vittoria, piuttosto sofferta, dei Chiefs nei modi che vedremo di seguito, analizzando la partita di KC. Browns dunque da paura, con difesa validissima, a partire dal front seven che schiera due dei migliori cinque passrusher della Lega (Garrett e Clowney) e un attacco guidato da un performante e costante Mayfield (21/28 per 321 yds), con due runner inarrestabili (Chubb e l’ex Hunt: uno spettacolo entrambi), supportati da un Landry jolly puntuale: peccato per l’assenza di OBJ ma ormai a Cleveland credo se ne siano fatta una ragione.

Vediamo ora in dettaglio la prestazione dei Chiefs, partendo dalla defense, dove si parte con l’assenza di due star quali Mathieu e Clark. Chi teme regressi alla vecchia difesa del 2018 (Mathieu e Clark arrivarono nel 2019, dopo una Championship persa coi Pats per una mano in offside, chiamati da Veach a rinforzare una difesa non all’altezza di un SB) sembra veder concretizzate le proprie paure, ma le differenze ci sono. Anzitutto una consapevolezza che ha permesso ai singoli di emergere, poi la limitata fallosità (la difesa del 2018 regalava penalità a gogo) ed infine un Defensive Coach, Spagnuolo, comunque capace di fare degli aggiustamenti. Dunque mentre nel primo tempo la difesa è sembrata incapace di frenare gli avversari, nel secondo tempo è andata meglio, lasciando all’avversario solo le corse in pratica, ma bisognerà migliorare e tanto ancora. D’altro canto va però osservato che l’avversario è di spessore, tra le prime 4 dell’anno scorso e sulla carta è più forte ancora quest’anno, a partire dalla difesa. Di certo la corsa resta l’arma principale di CLE e corrisponde proprio alla maggiore vulnerabilità della nostra difesa. Questo però non giustifica l’autostrada aperta davanti a Chubb in occasione del 22-10: 18 yards percorse in avvilente solitudine, che hanno chiuso l’half time con una mazzata che avrebbe abbattuto qualsiasi altra squadra. Singolarmente non hanno giocato male tutto sommato. Abbiamo visto buoni sprazzi di Sneed, ma anche di Tornhill, che in PS (pre season) sembrava destinato al taglio, ma poi ha saputo riprendersi. Tornhill ha anche provocato il primo takeover, il fumble di Chubb coperto da Niemann. Ward solito anello debole, concedendo sempre qualcosa sulla profondità. Hughes ha fatto una buona prestazione, suggellata nientedimeno che dall’intercetto che ha stroncato CLE, chiudendo la partita: bellissima la scena di Okafor che lo placca per impedirgli di ritornare la palla e rischiare inutilmente di perderla nuovamente. E poi gli uomini chiave. Anzitutto Chris Jones, che si è visto poco ma quando lo ha fatto è stato determinante, come col sack in finale di secondo quarto che ha impedito ai Browns di chiudere il tempo con un field goal. E poi naturalmente l’inossidabile “Dirty” Dan Sorensen, che avrà i suoi limiti ma ti piazza la giocata importante in ogni appuntamento che conta: l’intercetto che sancisce la sconfitta dei Marroni nasce infatti dalla sua mano che sbuca letteralmente dal terreno e, prendendo di sorpresa un Mayfield in fuga, lo fa incespicare e forzare il lancio poi preda di Hughes. Può considerarsi positiva anche la prestazione del rookie Bolton che ha dato un buon contributo alla squadra già all’esordio (T-A 4-3 + 1 TFL).

Nello special team ha avuto modo invece di mettersi in luce Lammons, primo oltretutto a mettere le mani addosso al punter scozzese Gillan, autore di un sanguinoso drop che lo ha costretto ad una fuga palla in mano.

E veniamo finalmente all’attacco. Quando la squadra è in affanno, arriva Lui, l’Immenso, l’Unto dal Signore, Colui che porta il Verbo sul gridirion e la Luce a noi miscredenti. Lui, lo Kwisatz Haderach, ancora una volta si è rivelato a noi quando, come Mosè che separò le acque, Lui ha separato le secondarie di Cleveland e slalomeggiando elegantemente e sobriamente tra 5 (cinque) energumeni in maglia bianca si è materializzato in End Zone, per l’ennesimo miracolo: primo touchdown della season a 6:40 del secondo quarto, che riavvicina KC ai Browns portando il punteggio a 15-10. Un secondo miracolo lo compie al quarto quarto: sotto 29-20 per un TD di CLE che sembra ammazzare le speranze, con un drive della durata di uno snap (sì avete letto bene, ma non è la prima volta che il Maestro performa similmente) manda Hill, francobollato per tutta la partita, in TD da 75 yards per il 29-27. Alla fine per il Divino saranno (le solite) statistiche da paura: 27/36 per 337 yards e 0 intercetti 0, 3 TD lanciati ed 1 personale su corsa. Più un paio di nuovi record tanto per gradire: maggior numero assoluto di TD nelle prime 50 partite (e sta ancora a 47, come ha fatto notare la madre entusiasta su Instagram) e minor numero assoluto di intercetti nelle prime 50 partite da starter (idem come sopra). Sembra un attacco trainante, ma delle note stonate ci sono. Contro una difesa forte e concentrata, la baracca l’hanno portata avanti i soliti due: Kelce (6 ricezioni per 76 yards) ed Hill (11 ricezioni per 197 yards), vere boe di salvataggio. La cosa inquietante è che dietro di loro c’è il niente. Il secondo WR, Kelce escluso, semplicemente non c’è. Hardman (della serie riprovaci ancora) ha un 3 ric. per 19 yards, inferiore addirittura al RB Edwards-Helaire, oltretutto autore di una scolorita prestazione, che “vanta” un 3 e 29 su ricezione. Pringle e Robinson hanno una sola ricezione ciascuno: segno che sicuramente PM2 non si fida di loro (e dopo quel SB vorrei pure vedere!), ma anche che qui c’è un vuoto nel reparto. Altra nota dolente: le corse. Il nostro “gioiello” CEH ha un pessimo 14 tentativi per 43 yards totali, per una media bassissima di 3,1 yards a portata. Triste paragone, Chubb e Hunt sono entrambi a 5,5 di media a portata. Il resto del reparto, in pratica non ha giocato (1 portata Williams ed 1 Bell). Volendo esser critici, Hardman e CEH non hanno dimostrato neanche grande intelligenza di gioco: Hardman non ha chiuso un down uscendo inutilmente una yard prima del down mark, mentre CEH è riuscito a girare l’angolo in una sola occasione (ed infatti è stata l’unica che ha preso un buon guadagno), mentre due volte che Mahomes è sceso oltre la linea di scrimmage, CEH invece di far blocco è scattato in profondità (!) lasciando il suo marcatore libero di scagliarsi sul QB. Per concludere, esaminiamo la OL tanto attesa. Long ed LDT infortunati, la linea è stata schierata con Niang – Smith – HumphreyThuneyBrown nell’ordine.  Diciamo subito che chi si aspettava la linea Maginot è rimasto deluso. All’inizio Mahomes, evidentemente ancora scottato dal SB, è sembrato non fidarsi troppo e scappava dalla task al primo allarme. Man mano la situazione è migliorata, ma è ovvio che ci sono intese e meccanismi che dovranno crearsi. Anche i due sack subiti non devono allarmare più di tanto, considerato chi c’era di fronte (in un caso Garrett si è letteralmente bevuto Orlando Brown che ha solo potuto guardarlo sfrecciare via): diamo tempo ai ragazzi di lavorare e restiamo fiduciosi.

Intanto un primo e grosso scoglio è stato superato: la marcia verso il 17-0 è iniziata nel modo promesso da PM2!  

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