Parlare di Tony Gonzalez è un pò come parlare di un grande, grandissimo amore finito male. Ma male, male! Di quelli che, anche dopo anni, al solo ripensarci si soffre ancora.
La storia di Anthony David Gonzalez, classe 1976, iniziò in California a Torrance e poi ad Huntigton Beach, dove Tony crebbe con la madre ed il fratello subendo, da piccolo, il bullismo dei compagni di scuola. Lo sport lo salvò dandogli modo di crescere, sia fisicamente che psicologicamente, riuscendo infine a tenere a bada i teppistelli gli davano fastidio.
Divenne un ottimo giocatore sia di football, come tight end e middle linebacker, che di basket tant’è che diverse università si fecero avanti offrendogli una borsa di studio ma fu l’Università della California a Berkeley a spuntarla.
Dopo un carriera universitaria di prim’ordine in entrambi gli sport decise di non voler più attendere e si dichiarò eleggibile al suo anno da junior, un anno prima quindi, per la carriera professionistica nel football americano.

Venne selezionato dai Kansas City Chiefs come tredicesima scelta assoluta (primo giro) del Draft 1997, il 19 aprile, erano gli anni con Marty Schottenheimer come head coach e Carl Peterson general manager.
Nel suo primo anno da rookie Tony G., come era soprannominato, non fece male, contribuendo alla vittoria della AFC West da parte dei Chiefs poi fermati al Divisional Round dai Denver Broncos (10-14) e mettendo a tabellino 33 ricezioni per 368yds e 2 touchdowns, meritandosi la convocazione nel NFL All Rookie Team ma fu negli anni successivi che divenne uno, se non IL miglior Tight End della storia della NFL, macinando yards e records con la stessa facilità.
In 12 anni a Kansas City mancò a solo due partite, realizzando 916 ricezioni per 10.940yds, 76 TDs e ben 26 partite nelle quali ha superato le 100yds su ricezione.
La sua prorompente fisicità: 1,98 per 113 kg e le sue innegabili doti atletiche lo fecero esplodere diventanto leggendario. L’Hall of Famer Ozzie Newsome disse: -“Lui è davvero qualcosa di speciale. Può fare così tante cose che è davvero in grado di rivoluzionare il suo ruolo… Tony è il ragazzo che può portare la torcia per le successive generazioni di tight ends“.
In effetti Gonzalez era in grado di sfruttare le sue doti di giocatore di basket anche sul campo da football, aveva una agilità incredibile con un footwork inebriante, oltre ad esser in grado di saltare al di sopra dei 90cm ed eseguire uno stiff arm che quasi sembrava un pugno. Chad Brown, pro-bowler linebacker disse: -“Lui è più grosso, è più veloce e può saltarmi sopra.”
Come ebbe modo di dire il Presidente dei Chiefs Clark Hunt che defì Gonzalez “uno dei migliori giocatori nella storia dei Chiefs“, l’impatto che Tony ebbe sul gioco di KC fu notevole.

Iconica la sua celebrazione dopo ogni TD con la schiacciata in stile NBA della palla tra i pali.
L’unico problema era che la voglia di vincere di Tony Gonzalez non trovava nei Kansas City Chiefs dell’epoca una squadra competitiva che potesse supportarlo. Dopo i primi due anni con Schottenheimer, l’ultimo tra l’altro conclusosi con un record negativo (7-9) e l’esonero dell’HC, iniziò una delle fasi più dure per il Chiefs Kingdom con mancanza di continuità, sia in termini di coaching staff che di risultati.
Si alternarono alla guida di KC gli head coach Gunter Cunningham, 1999 con record di 9-7 e 2000 con 7-9, poi Dick Vermeil che, partendo dal 2001 con una squadra da rifondare, fece 6-10; 8-8, 13-3 nel 2003 con la vittoria della Division e la corsa dei playoff terminata al Divisional Round contro gli Indianapolis Colts (31-38), e nei due anni successivi 7-9 e 10-6; poi altro cambio di HC. arrivò Herm Edwards che da 9-7 ed un’apparizione alle wildcards (sconfitti ancora una volta dai Colts), affossò i Chiefs nei due anni successivi: nelle stagioni 2007 e 2008 combinate, furono solo 6 le vittorie: 4-12 e 2-14 i records. Un vero disastro!
C’è da dire che già ad ottobre 2008 Tony Gonzalez parlò con Carl Peterson chiedendogli una trade verso un team nel quale potesse essere competitivo e vincere il SuperBowl ed il GM aveva dato rassicurazioni al giocatore che avrebbe vagliato le possibili offerte che prevedessero almeno un 3^ scelta al Draft.
E su questa cosa si aprì una vera e propria battaglia tra il TE ed i Chiefs. Da una parte il primo che aveva trovato sia nei New York Giants, che nei Philadelphia Eagles di Andy Reid oltre che nei Green Bay Packers di Mike McCarthy dei teams intenzionati a prenderlo, dall’altra Peterson che asseriva che non ci fu mai un accordo concreto con nessuna di tali franchigie (ma di questa mancata trade avremo modi di parlarne in una prossima puntata). Sta di fatto che il 2008 Tony dovette giocare ancora a Kansas City.

Fu solo l’anno successivo, il 2009, che con un ennesimo cambio del nei Chiefs, un nuovo GM Scott Pioli, Gonzalez riuscì a andare via ed approdò agli Atlanta Falcons in cambio di una seconda scelta al Draft.
“È un po’ agrodolce“, disse Gonzalez “Amo Kansas City. Sono cresciuto a Kansas City. La città significa molto per me. Sono arrivato lì quando avevo 21 anni. Sarà triste lasciare una città che amo. Ma non vedo l’ora di fare una corsa al SuperBowl ogni anno con Atlanta per i prossimi tre o quattro anni.”
“Con Matt Ryan, Michael Turner , Roddy White e ora io stesso, abbiamo la possibilità di essere tra i primi cinque del campionato in attacco ogni anno”, ha disse ancora Gonzalez. “Come potrei non essere entusiasta di unirmi a quella squadra?“
Molti nel Kingdom non apprezzarono le frecciate che Gonzalez lanciò a KC da membro degli Atlanta Falcons ed i suoi continui proclami d’amore verso la nuova squadra “Sapete una cosa, Falcons, onestamente, venire qui ha dato una svolta alla mia carriera. Davvero. Niente contro Kansas City, sono stato lì dodici anni, ma solo tre partite di playoff. Ma quando sono arrivato ad Atlanta è stato come se all’improvviso io sia diventato parte di questa organizzazione vincente o in TV ogni settimana. Ora faccio le partite di Monday Night Football e Sunday Night Football. Adoro questo posto. Adoro essere di nuovo qui. “
Non arrivò mai al Superbowl ma con 409 ricezioni per 4187yds e ben 35 TDs pass nei successivi cinque anni della sua carriera ad Atlanta quasi riuscì a realizzare il suo sogno: nel 2013 vennero sconfitti dai San Francisco 49ers nell’NFC Championship.
Venne inserito nella Chiefs Hall of Fame e nel Ring of Honor nel 2018 mentre l’anno successivo, nel suo primo anno di eleggibilità, venne inserito nella Pro Football Hall of Fame.

In tempi più recenti, durante la Mahomes Era, ricordò di esser stato un Chief e ritirò fuori la maglia dei Chiefs per salire sul carro dei vincitori. Il più delle volte venendo chiamato in causa per qualche suo record infranto da un altro TE delle meraviglie, un certo Travis Kelce, ma questa è un’altra storia…
GO CHIEFS!
Gianluca Poltz

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