Regular Season week 14
Quella che doveva essere una serata di riscossa è diventata l’istantanea più impietosa della stagione dei Kansas City Chiefs.

Al termine di Week 14, sul terreno sacro dell’Arrowhead Stadium, i Chiefs sono stati sconfitti [20-10] dagli Houston Texans, in una prestazione che ha portato con sé più domande che risposte e che rischia di riscrivere il destino di una franchigia abituata a dominare la AFC.
Sin dal fischio d’inizio, Kansas City ha lottato contro tutto e tutti, ma soprattutto contro se stessa.
La serata si è messa subito in salita quando, al primo snap della partita, la già fragile linea offensiva — priva di tre titolari — ha perso Wanya Morris per infortunio al ginocchio, chiudendo immediatamente la sua stagione.
Quel colpo ha costretto i Chiefs a rimescolare le carte, caricando di responsabilità il rookie Esa Pole, che però ha risposto presente con una prestazione incoraggiante nel suo debutto.
Nonostante le difficoltà, Patrick Mahomes ha dato l’anima in ogni snap.
Le sue statistiche non raccontano il cuore con cui ha giocato: anche quando il gioco scorreva male, Mahomes ha continuato a combattere, chiudendo down preziosi con scramble disperati, dimostrandosi, ancora una volta, il miglior “running back” della squadra e lottando caparbiamente fino a spingere in mischia Kareem Hunt per un primo down vitale.


Quella determinazione, quel non arrendersi mai, è la cosa che più di ogni altra definisce il DNA del nostro quarterback.
Ma da solo non può fare tutto. Non può lanciare, correre, ricevere (anche se domenica lo ha fatto, dopo una deviazione di un suo stesso lancio) e calciare.

Proprio riguardo ai calci piazzati, ennesimo fallimento di Harrison Butker, che mette a segno l’ottavo calcio sbagliato in stagione (4 field goals e 4 extrapoints per un totale di ben 16 punti persi), mettendo a serio rischio il suo futuro a KC.
Nel secondo tempo, la Difesa dei Chiefs ha dato il meglio di sé.
La unit che tante volte quest’anno era sembrata stanca o distratta si è trasformata in un muro: Chris Jones e George Karlaftis hanno pressato, forzato e limitato l’attacco dei Texans, costringendo conversioni difficili e mantenendo viva ogni speranza di vittoria fino alla fine.
Ogni sack, ogni pressione, è stato il tentativo di tenere la barca a galla quando tutte le correnti sembravano volerla ribaltare.

La possibilità di ribaltare l’inerzia. La possibilità — quantomeno — di evitare il disastro c’è stata, KC poteva vincerla.
Il momento simbolo però è arrivato con poco più di dieci minuti da giocare. 4th&1 sulle nostre 31.
Andy Reid ha scelto di andare contro alla sua natura conservativa, chiamando un passaggio corto per muovere le catene.
Purtroppo il gioco non è riuscito, la palla è caduta a terra, e da lì la gara è scivolata via come sabbia tra le dita.
Nel post-partita, coach Andy Reid ci ha messo la faccia con una franchezza che gli va riconosciuta:
“Pensavo fossimo in una buona posizione. Credevo avessimo chiamato la giocata giusta. Ancora una volta, penso che fosse la cosa corretta da fare. Non l’abbiamo convertita, ma probabilmente rifarei la stessa scelta. So anche che quando non la prendi può diventare un problema, soprattutto quando l’avversario è in zona da field goal. Ne siamo molto consapevoli. Pensavo che il rapporto rischio-beneficio fosse quello giusto in quel momento. Però mi si è ritorto contro, quindi non è andata come speravo.”
Quel mancato primo down ha spianato la strada al touchdown di Dare Ogunbowale, e mentre la difesa continuava a lottare, l’attacco non è riuscito a riprendersi.
I due intercetti nell’ultimo quarto, il secondo ad opera di un Travis Kelce mai così fuori fuoco (1 completo per 8yds su 5 targets) ed un field goal finale hanno sancito il [20-10] che ha chiuso la partita.

In mezzo alla tempesta, però, una nota luminosa c’è stata, e porta il nome di Esa Pole.
Il rookie ha giocato con sicurezza e forza, riuscendo là dove tanti veterani faticavano: ha tenuto testa ad avversari esperti, ha guadagnato rispetto snap dopo snap e ha mostrato che su quel giovane volto potrebbe esserci il futuro della linea offensiva dei Chiefs.

La sconfitta fa comunque malissimo.
Le speranze playoff ora sono ridotte ad un lumicino, intorno al 16 %: un numero che racconta quanto la stagione sia appesa a un filo e quanto la prossima gara contro i Los Angeles Chargers — domenica alle 19:00 — sia diventata decisiva per il destino dei Chiefs.
E’ dura, molto dura.
Ma nonostante tutto, le grandi stagioni non si definiscono solo dalle vittorie, ma da ciò che fai quando il mondo ti mette all’angolo.
E i Kansas City Chiefs, negli ultimi anni, ci hanno insegnato che tra cadere ed arrendersi ci passa un oceano.
GO CHIEFS!
Gianluca Poltz

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