Esprimo qualche personale pensiero, forse controcorrente, su questo weekend di Divisional Round che ci ha deliziato con quattro partite bellissime.
Diciamo subito che da sabato a domenica è stato un crescendo culminato con la partita più bella del decennio, quella che ha visto prevalere i nostri Kansas City Chiefs, con qualche fatica più del previsto per i punti sprecati, su dei Buffalo Bills concentratissimi e determinati. Sicuramente hanno superato il turno le squadre effettivamente più forti o, nel caso dei 49ers, quella che lo ha più fortemente voluto.
Ma vediamo insieme ogni partita.
Cincinnati Bengals @ Tennessee Titans

Aprono le danze i Cincinnati Bengals che battono addirittura il primo seed, i Tennessee Titans. Sulla carta sarebbero favoriti i padroni di casa, non fosse altro che stiamo parlando dei vincitori della Conference (12-5, stesso score dei nostri Chiefs).
I dubbi su questo predominio sono però leciti perchè il quadro psicologico è ben diverso: i Bengals sono sulle ali dell’entusiasmo e della gioventù: in altre parole la determinazione è tantissima e il coraggio di osare ce l’hanno. In altre parole, la serenità di chi non ha niente da perdere. Viceversa i Titans correvano il rischio di una carenza motivazionale, se avessero preso sotto gamba l’avversario sentendosi più forti. D’altra parte i Titans hanno raggiunto, a mio parere, un primo seed non meritato, o meglio meritato non per il valore effettivo ma per come sono riusciti in un modo o in un altro a portare sempre la pagnotta a casa (leggi vincere le partite) nonostante il pesante infortunio di King Henry, su cui era modellato l’attacco.
E probabilmente questo è quello che è successo a livello psicologico. I Bengals hanno dato il massimo e forse anche di più, buttando il cuore oltre l’ostacolo, ma sono stati i Titans a non rendere altrettanto. L’impostazione data da Mike Vrabel era corretta, ma quando sono venute meno due pedine chiave (Derrick Henry e Ryan Tannehill) l’HC non è stato capace di cambiare direzione in corsa. Vrabel ha puntato troppo sul rientrante Henry ma è apparso subito chiaro che i tempi erano prematuri per il forte runner.
Basti confrontare le statistiche sulle corse che, per una volta, non lasciano spazio ad interpretazioni: Henry ha 20 portate per 62yds (media di 3,1yds a portata) mentre D’Onta Foreman ha 66yds su sole 4 corse (media di 16,5yds a portata). Perché Foreman ha solo 4 portate allora? E poi Tannehill è venuto meno proprio in quella partita dove ti aspetti che il tuo QB prenda in mano la squadra e la traghetti alla vittoria. Non sono stati solo i 3 turnover causati da Tannehill (3 int a fronte di 1 di Joe Burrow), ma proprio la prestazione non all’altezza di una partita di questo livello ed importanza.
Dall’altra parte Burrow ha confermato quanto già visto coi Chiefs, cioè la precisione eccezionale sui lanci lunghi, connettendosi un po’ con tutti i suoi talentuosi ricevitori (da segnalare Ja’Marr Chase con 109yds su sole 5 ricezioni). E questo nonostante una certa lentezza nel rilascio, che unitamente alla debolezza della sua OL ha provocato la bellezza di 9 sacks. Su questo punto dovrà lavorare ancora: meglio qualche volta accontentarsi di 2-3 yds piuttosto che perderne 8 e soprattutto rischiare di infortunarsi. Alla fine, risultato giusto che premia i valori visti in campo: 19-16 per Cincinnati.
San Francisco 49ers @ Green Bay Packers

Secondo match e seconda sorpresa: altro primo seed ed altra sconfitta in casa. I Green Bay Packers perdono contro i sottovalutati San Francisco 49ers. Che i californiani avrebbero giocato la partita della vita era certo come la morte, perché quella è la loro mentalità: lo hanno sempre fatto, indipendentemente che fosse la prima stagionale o il SB.
Che valessero più della loro posizione finale pure era risaputo, perché hanno avuto una stagione condizionata ancora una volta dai cento infortuni (l’anno scorso furono ancora di più e infatti non riuscirono a recuperare). Il loro limite resta il QB, abbastanza affidabile ma mai eccelso, tanto che spesso negli schemi di Kyle Shanahan resta un mero esecutore. Dall’altra parte…succede ai Packers quel che è successo ai Titans, sebbene giochino in casa e col fattore “tundra” (-13°C !!) a loro favore.
Ma anziché congelarsi i californiani…si squagliano i wisconsiniani (si dice così?)! Le colpe della sconfitta possono essere tranquillamente ricondotte alle terribili prestazioni dello Special Team e del pluri-MVP Aaron Rodgers. Disastroso il primo, non pervenuto il secondo. A questo punto sono troppe le partite importanti in cui il QB verde-oro è venuto meno per non considerarle un suo (forte) limite caratteriale. Peccato. Credo sia giunto il momento per gli amici di Green Bay di cambiare pagina e cominciare una coraggiosa ricostruzione di tutta la squadra, come hanno avuto la forza di fare in New England. Alla fine, dunque, anche qui risultato giusto che premia i valori visti in campo: 13-10 per San Francisco.
Los Angeles Rams @ Tampa Bay Buccaneers

Passiamo a domenica. Si parte con un Divisional Game che non sorprende per il risultato, che vede vincere i favoriti Los Angeles Rams, ma per il modo pessimo da parte di Sean McVay di gestire la partita. Che fossero favoriti era chiaro per chi ha seguito le due squadre.
I Rams sono forti forti, hanno trovato il QB che desideravano da tempo e la squadra si è compattata attorno a lui, trovando sicurezza ed entusiasmo. E se si entusiasma gente come Aaron Donald o Von Miller… chiedere al povero Tom Brady, non abituato a vedere maglie avversarie a meno di 5yds di distanza. In campionato i Rams avevano già maltrattato i Tampa Bay Buccaneers, vincendo a Tampa 24-34 in maniera abbastanza tranquilla e con un super Matthew Stafford.
Domenica il QB ex Lions ha bissato la prestazione ed è stato il migliore in campo insieme ad un Cooper Kupp da MVP (9 ricezioni per 183yds) e alla citata coppia di bullizzatori di QB.
Dall’altra parte del campo, con un Rob Gronkowsky inguardabile (l’ombra di quel che è stato), senza due WR stellari (Chris Godwin infortunato e Antonio Brown andato via) e una tasca che non tiene le belve californiane (complice l’assenza di Tristan Wirfs), è notte fonda per Tom Brady, autore anch’egli di una brutta prestazione, in parte risollevata per un paio di splendidi lanci nel finale. E infatti non ci sarebbe stata partita se i Rams non avessero scelto il suicidio assistito…da coach McVay. Infatti per gestire il risultato l’HC si incaponisce sul gioco di terra mentre stava dominando col gioco aereo. E come Vrabel con Henry, McVay punta su un Cam Akers fermo da mesi per infortunio.
Le statistiche terribili di Akers dicono tutto: 24 (24!) portate per 48yds (due yard dico due di media per portata) e soprattutto 2 sanguinosissimi fumble. Aggiungiamo altri due turnover (un fumble di Kupp ed uno di Brian Allen) e la rimonta di una orgogliosa Tampa sembra cosa fatta. Quattro possessi extra ammazzerebbero qualsiasi partita, ma ancora una volta super Stafford connette con MVP Kupp e in extremis i Rams, con i tifosi ormai nel panico, si riprendono la vittoria.
Finisce dunque 30-27 per i Rams, un risultato che sta molto stretto ai californiani per il loro effettivo valore, ma che risente dei troppi turnovers. Resta difficile pensare che McVay toppi nuovamente, quindi San Francisco non si aspetterà regali nel bellissimo Championship NFC che andrà in scena domenica prossima (lunedì notte per noi in Italia). Sono due bellissime squadre e sarà una bellissima partita, anche se a mio avviso alla fine prevarranno i Rams.
Per i perdenti, sembra essere già la fine di un miniciclo. Riuscire a schierare ancora 3 WR stellari è un po’ difficile, Gronk sembra effettivamente in parabola discendente (attualmente sarebbe improponibile un confronto con Travis Kelce o con George Kittle) e Tom Brady senza le adeguate condizioni al contorno, come impietosamente dimostrato in questa partita, non è più vincente. E aggiungiamoci il chiaro segnale che la Lega gli ha mandato con la flag (finalmente) chiamatagli contro per gli ennesimi insulti. Forse per il QB numero 12 che sa vincere ma che non sa perdere (la parola deflated ricorda qualcosa a qualcuno? E c’è ancora Nick Foles che lo sta cercando per i saluti a fine partita) si sta avvicinando il momento del ritiro.
Buffalo Bills @ Kansas City Chiefs

E arriviamo all’ultima partita, che ha avuto un’eco mondiale per bellezza ed intensità. Stranamente, mi permetto di dire, la stampa dava favorita i Buffalo Bills, sebbene questi avessero uno score inferiore ai Kansas City Chiefs (guarda caso si giocava all’Arrowhead) e ciò nonostante avessero avuto un calendario più agevole.
Probabilmente accecati dall’ultima (perfetta) prestazione contro i New England Patriots, squadra pericolosa ma comunque limitata, venivano dati quasi unanimamente vincenti e tutto sembrava pronto per la consacrazione a star di Josh Allen, QB dei Bills: ci si aspettava che KC recitasse la parte della vittima sacrificale. D’altra parte Buffalo ha la miglior difesa della NFL ed un QB in continua crescita, sebbene a volte discontinuo quest’anno, in splendida connessione con la star WR Stephon Diggs e supportato dal più che discreto TE Dawson Knox.
I Chiefs, da molti sottovalutati per la brutta partenza in season, lentamente si sono ritrovati ma questo non ha mai veramente convinto gli esperti. Eppure i Chiefs si presentavano a questo Divisional Round arrivando anche loro da una clamorosa vittoria in Wild Card (e la difesa dei Pittsburg Steelers non è certo da buttar via), con una difesa da paura (guardando le statistiche delle ultime 10 partite) ed un attacco che non stava raggiungendo le eccelse vette dei due anni precedenti ma che vedeva gli stessi interpreti: Mahomes-Hill-Kelce, il trio più letale della NFL. Poi chi conosce bene il roster dei Kansas City Chiefs, sa che la difesa è forte finchè vede schierati tutti i titolari, ma la panchina non ha profondità. In particolare punto debole restano safety e corner back.
Le due squadre sono attentissime e giocano entrambe al meglio, tant’è che sarà l’unico Divisional senza turnover. I pochi eventi casuali si registrano tutti a favore dei Bills: dopo 7 soli snap si infortuna Tyrann Mathieu (concussion), leader indiscusso della secondaria, mentre Harrison Butker spreca 4 punti (due piazzati: da 1 e da 3 punti rispettivamente). Entrambi questi eventi influenzeranno la partita, che si mette in salita per i Chiefs.
Chi sperava nella incostanza di Allen deve subito ricredersi: il QB in maglia bianca sfodera addirittura la sua migliore prestazione in carriera (non parlo di numeri) e castigherà più volte la difesa in maglia rossa sfruttando il buco difensivo lasciato a destra dalle assenze di Fenton (già indisponibile) e Mathieu. Mike Hughes, che può ambire al massimo allo Special team, è assolutamente inadeguato (ma lo sapevamo) e Juan Tornhill, senza il suo leader “Honey Badger” Mathieu, non troverà mai la giusta posizione.
Giochi fatti? No signori, “When it’s grim, be the Grim Reaper”. E Patrick Mahomes, di cui pronuncio indegnamente il nome, si accende e domina, sovrasta e regna indiscusso nella bolgia del Mar Rosso che inizia osannante ma finirà in un orgasmo delirante.
La sua supremazia è evidente, ad ogni colpo di classe di Allen, PM risponde con colpi ancora migliori, più geniali, più determinanti: non è più Magic, si è evoluto ancora, ora è il Grim Reaper invocato da Andy Reid. L’asso nella manica di Allen sono le corse? Mahomes ne fa di più e più clamorose. Allen lancia in profondità Gabriel Davis? PM scatena Tyreek Hill e Mecole Hardman. Allen pesca i buchi della difesa di KC? PM inventa le crepe nella difesa di Buffalo e la castiga. Allen abbraccia i compagni e festeggia sulla side line? PM crea quelli che saranno i 13 secondi più famosi nella storia del football. E infine traghetta il suo denigrato attacco alla vittoria in OT contro la decantata first defense della NFL. Giustamente. Meritatamente.
Sappiamo che vuol dire perdere in OT, ne abbiamo parlato in un altro articolo, ma alla fine comunque ha vinto la squadra più forte. Il coin toss è l’alibi per il dolore dello sconfitto, e il Kingdom lo conosce bene questo dolore e infatti è vicina alla meravigliosa Bills Mafia, con iniziative da entrambi i lati volti ad attestare il rispetto per l’avversario. Quel rispetto che ha mostrato anche PM, quando ha mollato festeggiamenti ed interviste ed è corso per tutto il campo per raggiungere il suo antagonista ed abbracciarlo per mostrargli il rispetto dovuto a questa rivalità che caratterizzerà il prossimo decennio. 36-42 il punteggio finale e…sotto con i Cincinnati Bengals. Sarà anche questa una bellissima partita e sicuramente arbitrata bene (dopo la bufera sull’arbitraggio della partita a Cincinnati in RS quei refs sono stati fermati), ma con questo Patrick Mahomes…
Red Canvas

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