Regular Season Week 5
La sconfitta contro i Jacksonville Jaguars è stata una lezione dura per noi ed i nostri Kansas City Chiefs: il primo tempo è stato fatto di coraggio, aggressività, convinzione; il secondo, un pasticcio fatto di errori evitabili, disattenzioni e mancanza di lucidità.
Portarsi sul 14-0 nelle prime battute aveva illuso che fosse la serata giusta, ma quella che sembrava una partenza autoritaria si è trasformata in un’agonia mentale.
All’inizio Kansas City ha dettato legge: difesa compatta, pressione continua su Lawrence, secondarie aggressive.

Travis Kelce ha aperto le danze con una ricezione da 2yds, poi il drive successivo Nick Bolton ha messo la firma su uno dei momenti più brillanti del primo tempo con un fumble procurato e poi ricoperto da George Karlaftis, capitalizzato subito da un drive chirurgico di Patrick Mahomes, conclusosi con la corsa personale per il raddoppio. [14-0]


Kingdom entusiata: Chiefs in dominio totale, ritmo alto, energia da squadra campione.
In quel momento sembrava funzionare tutto: attacco fluido, O-Line in controllo e tutti pronti a pregustare un’altra domenica di ordinaria superiorità.
Ma quel dominio si è lentamente sfaldato. Jacksonville ha trovato il modo di rispondere, di togliere ossigeno al gioco corto e di forzare i Chiefs agli errori.
Già prima del finale di primo tempo i padroni di casa sono andati a tabellone con Parker Washington con una ricezione da 3yds per il [14-7].

Il punto di svolta è però arrivato nel secondo tempo quando, dapprima Trevor Lawrence ha pareggiato grazie ad uno scramble personale [14-14] ma poi, nel drive successivo di KC, fino a quel momento arrembante, vede naufragare le speranze di un sorpasso nel modo più doloroso possibile: un passaggio inteso per JuJu Smith-Schuster praticamente sulla goal line viene intercettato da Devin Lloyd e riportato per 99yds fino in touchdown.
Pick-six!
Un colpo al cuore, una corsa interminabile, un ribaltamento d’inerzia totale. [14-21]
Da lì la partita è cambiata: il 14-0 si è dissolto in un attimo ed i Chiefs hanno iniziato a inseguire, dentro e fuori dal campo.
Dopo quel demone inevitabile, l’attacco ha perso brillantezza.
L’intesa con i ricevitori si è appannata, la linea ha ceduto pressione, gli schemi sono diventati prevedibili.
Ogni snap sembrava più pesante, ogni drive più faticoso. Quello che nel primo tempo era stato gioco, nel secondo è diventato fatica.

Il contrasto è stato netto: da squadra arrembante e lucida a gruppo confuso, impantanato tra penalità, errori e decisioni sbagliate, e qui il riferimento a Matt Nagy è tutt’altro che velato: nei momenti di difficoltà non lo trovo in grado di gestire lo stress e dare risposte efficaci.
A questo si affianca il rendimento decisamente sotto le aspettative di Harrison Butker, che quest’anno sta inanellando errori su errori, l’ultimo il field goal calciato fuori e la palla regalata ai Jags sulle 40yds nel finale.
Senza dimenticare le penalità, ce ne sono state troppe: tredici, per oltre cento yard (109 totali). Un’enormità. Una sequenza di falli che ha costantemente interrotto il ritmo, regalato down extra e bruciato occasioni. Quando in NFL ti batti da solo così, l’avversario deve solo aspettare. La difesa, a sua volta, ha vissuto di fiammate e rimpianti.
Chris Jones è finito nel mirino per l’ultimo drive: troppe volte vicino a Lawrence senza chiudere, troppi varchi lasciati. Lo stesso Jones ha ammesso che “non abbiamo finito la giocata”, riconoscendo che il front-seven ha perso compattezza nel momento decisivo, lui in primis. E ha ragione: bastava un placcaggio in più, un passo in meno, e forse il finale sarebbe stato diverso.

Eppure un lampo di speranza c’era stato: due touchdown di Kareem Hunt, tornato protagonista come ai vecchi tempi, avevano riportato Kansas City avanti [28-24] e ridato fiducia a un Kingdom che ribolliva di passione.


Ma quando si è trattato di chiudere i conti, è mancata la freddezza. L’ultimo drive dei Jaguars è stato chirurgico: Lawrence, spalle al muro, ha guidato 75 yards in poco più di due minuti.
Prima il passaggio da 33 yards sotto pressione, poi la corsa del destino. È scivolato, si è rialzato, ha trovato il varco e ha varcato la linea con 23 secondi sul cronometro. Touchdown. [31-28] Silenzio.

Mahomes, nel dopo partita, non ha cercato scuse: – «Abbiamo perso troppe partite per colpa nostra», ha detto. «Dobbiamo essere più disciplinati. Quando arrivi al punto di vincerla e non lo fai, vuol dire che hai lasciato sul campo qualcosa di tuo». E ha perfettamente ragione.
I Chiefs non sono stati travolti da un avversario superiore, si sono sbriciolati da soli, minuto dopo minuto. Se dovessi guardare al cuore di questa sconfitta direi che non è mancata la voglia, non mancava la qualità individuale, ma la continuità mentale. Il primo tempo è stato il sogno, il secondo è stato l’incubo. All’inizio controlli tu, alla fine la partita ti controlla. E questa volta, la partita ha preso il volante e non ha più guardato indietro.
Bisogna rimettere la barra a dritta perché sul 2-3 ed aspettanto i Detroit Lions, non è nulla pregiudicato, ma è finito il tempo di sbagliare.
GO CHIEFS!
Gianluca Poltz

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