Dopo mesi di sofferto silenzio, crisi di astinenza e attacchi di nostalgia, finalmente ci siamo: mancano pochi giorni alla rincorsa per il SB LVII, che quest’anno si giocherà il 12 febbraio 2023 a Glendale, Arizona, all’University of Phoenix Stadium.
Prima di correre a disdire gli appuntamenti per quella data, vediamo di capire cosa è successo in questi mesi a Kansas City.
2020
Partiamo dal 2020, quando i Chiefs dominarono letteralmente la Regular Season, arrivando piuttosto agevolmente al Super Bowl, dove –Patrick Mahomes a parte- si sciolsero come neve al sole. In quella maledetta partita, una buona difesa, non supportata dal resto della squadra (e innervosita per vari motivi) man mano si arrese, ma la partita deficitaria dell’attacco (bravo Travis Kelce e spettacolare PM) passò in sordina per l’epico crollo della linea d’attacco, complici –va detto- le tante assenze.
Nell’Off Season Brett Veach intervenne risolutamente e, mandata a casa tutta la vecchia linea (LDT, Fisher e Schwartz su tutti, ma anche Rankin e Wisniewski) in breve riuscì a ricostruire tutta la OL, rasserenando tutti: la guardia Joe Thuney dai Patriots e il tackle Orlando Brown dai Ravens furono i colpi più importanti. Anche il Draft risultò particolarmente fruttuoso, scovando due talenti come il LB Nick Bolton (pick 58) ed il C Creed Humphrey (pick 63) ed un altro buon investimento quale la G Trey Smith (pick 226). Gli altri prospetti, il DE Kaindoh, il TE Gray e soprattutto il WR Cornell Powell su cui si riponevano tutte le speranze per trovare quel terzo ricevitore di cui necessitava la squadra, si rivelarono ancora troppo grezzi.
2021
La stagione 2021 mostrò i limiti di questa nuova squadra, con un andamento altalenante: sconfitte dolorose come quella coi Bills nei momenti bassi ed apici spettacolari come il massacro dei Raiders o il Divisional con gli stessi Bills. L’eliminazione al Championship coi Bengals fu l’emblema della stagione: primo tempo senza storia, con i Chiefs dominanti come negli ultimi quattro anni e secondo tempo….senza storia, con i Chiefs inspiegabilmente incapaci di concretizzare come nella prima parte della stagione. E anche stavolta Veach ha risposto in maniera risoluta: d’altra parte con PM in squadra portare a casa un solo Lombardi Trophy in 4 stagioni è una miseria.

Off Season
La scure stavolta è caduta sull’attacco in primis: il corpo ricevitori si è rivelato infatti deficitario, addirittura in calo rispetto all’anno precedente, per cui…tutti a casa, tranne Mecole Hardman che effettivamente è migliorato, ed il TE Jody Fortson che proprio quando stava dando certezze si è infortunato. Gli altri: Gordon non pervenuto; DeMarcus Robinson in calo pauroso (suoi i due drop consecutivi nell’OT coi Bengals che hanno costretto al lancio profondo intercettato su Tyreek Hill con cui abbiamo salutato il SB); Pringle non malissimo ma si è capito che non potrà mai eccellere; Fountain e Kemp inutile insistere; Hill ha alternato disastri, tra drop ed intercetti, a giocate spettacolari come solo lui con la sua velocità può fare (Hardman ne sarà sempre una copia minore, sebbene paradossalmente quest’anno sia stato più affidabile di Cheetah e, va detto, anche più attaccato alla maglia).
Ma se la trade di Hill è stata un terremoto, sebbene mossa azzeccata visto il numero di pick che ha fruttato al draft e quindi per il futuro della franchigia, la partenza di tutti questi altri nomi è stata assolutamente indolore, anzi quasi un atto dovuto, soprattutto alla luce della profondità che ha raggiunto questo reparto. Sulla profondità abbiamo ora Marquez Valdes-Scantling dai Packers, nello slot JuJu Smith-Schuster dagli Steelers, come WR3 Skyy Moore (pick 54 al draft 2022). In realtà però tra minicamp e training camp stanno impressionando moltissimo tanti altri nuovi prospetti ben “fiutati” da Veach: Justyn Ross (undrafted attualmente infortunato) e Justin Watson (dai Buccaneers) su tutti, ma pare si stiano riprendendo anche i già citati Cornell Powell e Josh Gordon. Non vedremo più l’esplosività di Hill, rivelatosi più attaccato ai soldi che alla maglia, ma il dubbio che il suo essere prima donna –come emerso da una sua intervista in quel di Miami– stesse danneggiando la squadra si fa più fondato e ci fa preferire (almeno per ora) la profondità e varietà del nuovo parco ricevitori.
Come TE va citato il dovuto e commovente rinnovo di Kelce, sempre attaccato alla maglia, i buoni segnali che sta dando Blake Bell, il recupero di Fortson e di Gray.
Anche nel backfield la situazione appare promettente, con problemi di abbondanza: a CEH si è affiancato Ronald Jones, arrivato da Tampa Bay dove era chiuso da Fournette, mentre Jerick McKinnon, dopo gli ottimi playoff giocati, è stato confermato, infine anche Isiah Pacheco (pick 251 al draft 2022) sta emergendo, al punto da essersi già guadagnato un posto a roster, essendo appena stato nominato ritornatore dello ST.
Per concludere l’attacco, vediamo la OL. Chiusa la telenovela Orlando Brown, che alla fine ha accettato di giocare sotto tag dopo aver rifiutato un cospicuo rinnovo di 5 anni per 91 M. di cui 38 garantiti e 52 in garanzie per infortuni. Molti hanno notato che si è presentato al training camp solo dopo che Reid e soprattutto Thuney hanno molto elogiato il rookie Darian Kinnard (pick 145), guarda caso anche lui LT. Che sia l’ultimo anno che vedremo il 3 volte ProBowl con la jersey dei Chiefs?
Ma se l’attacco dà segnali di potenziamento, la difesa mostra molte incognite. Ci si aspettava infatti dei cambiamenti, ma non così radicali. Anzitutto sono andate via pedine importanti quali:
- Melvin Ingram, DE, ritenuto uno degli artefici del cambio di marcia della line difensiva dell’anno scorso. La sua firma era data per scontata e poi invece ha ceduto anche lui alle sirene di Miami, dove ritroverà Hill;
- Tyrann Mathieu, Safety, da sempre riferimento della difesa e riconosciuto anche lui quale artefice del salto di qualità operato dalla difesa dell’era Spagnuolo. Pare che non rientrasse più nei programmi della franchigia, non avendo mai avuto alcuna offerta per firmare. Del 2021 restano le sue litigate con i tifosi “nocivi” e con Daniel Sorensen per i buchi lasciati da quest’ultimo quando giocava dietro come safety. In realtà pare che si aspettasse anche lui un cospicuo aumento salariale, ma su questo argomento la dirigenza è stata molto coerente se non intransigente, rispettando i limiti di budget per non compromettere gli anni futuri. È passato ai Saints.
- Anthony Hitchens, storico LB evidentemente in calo, tant’è che è attualmente FA.
- Charvarius Ward, CB mai eccelso ma divenuto pericolosamente importante in una difesa povera di talento in quel reparto. È passato ai 49ers.
- Daniel Sorensen, DB, reduce da una brutta annata di cui resterà la memoria dei suoi buchi in copertura, quando utilizzato come Safety, e le sceneggiate di Mathieu ai suoi erroracci di posizione. Il destino, bizzarro, lo ha portato ai Saints dove giocherà ancora con Mathieu!
- Jarran Reed, DT, tornato a Seattle dopo una annata abbastanza anonima. Qui nominato solo perché titolare e come tale la sua partenza, unita a quella di Ingram, lascia buchi preoccupanti nella DL.
A fronte di queste perdite importanti in tutti i reparti, Veach è corso ai ripari attingendo a piene mani al draft, grazie alla trade di Hill, e le premesse sembrano buone. Dunque agli ottimi Sneed (una certezza), Thornhill (qualche problema ad inizio stagione con Spagnuolo o con Mathieu), Fenton (ottima stagione, ma nella sua posizione la concorrenza non era molta), Danna (non parte titolare, ma la sua presenza si sente sempre), Gay (finalmente sano, ha confermato tutte le aspettative su di lui), Bolton (rivelazione), Jones (una bestia) e Clark (stagione sotto le aspettative, ma onestamente ha rivisto al ribasso il suo contratto e pare avere messo la testa a posto, scendendo di peso e mostrandosi motivato), sono stati aggiunti:
- Justin Reid, forte safety presa dai Texans, sostituirà Mathieu e formerà reparto con Thornhill ed il rookie Cook.
- Carlos Dunlap, DE, ottimo veterano preso dai Seahawks, ha sempre fatto ottime statistiche. L’incognita è la sua età, 33 anni, ma l’anno scorso è stato brillante pur militando in una squadra che brillante non è stata.
- Trent McDuffie, CB, pick 21 assoluta: ci si aspetta che parta titolare.
- George Karlaftis, DE, pick 30 assoluta, anche da lui ci si aspetta che contribuisca dall’inizio, visti anche i buchi in quel reparto. Il ritorno dal training camp è positivo.
- Bryan Cook, S, pick 62 assoluta, di cui si è detto prima.
- Leo Chenal, LB, pick 103 assoluta (terzo giro), molto fisico, le sue dichiarazioni che simpaticamente ricordavano il noto “viuleeenz” di Abatantuono memoria, hanno infiammato il Kingdom. In coppia con Bolton, ci aspettiamo di vedere finalmente una difesa che sappia imporsi anche fisicamente.
- Joshua Williams, CB, pick 135 assoluta (quarto giro).
- Jaylen Watson, CB, pick 243 assoluta (settimo giro).
Questi ultimi due anche pare stiano comportandosi bene, ma ci si aspetta che vengano introdotti gradualmente, pochi snap per volta. Vanno anche ricordati DeAndre Baker, CB, ragazzo sfortunato (per gli infortuni) ma talentuoso, che a me onestamente piace, Chris Lammons, CB messosi in evidenza nello ST, e poi Saunders, Nnadi e Wharton a completare la linea difensiva.
Nello Special Team ritroviamo ovviamente gli ottimi Harrison Butker, K, e Tommy Townsend, P.

Di sicuro l’incognita, come detto, sarà la difesa, non per il talento arrivato che è tanto, ma per il gran numero di innesti. Ci si aspetta quindi un inizio difficile, ma nella NFL non è importante come si parte all’inizio, quanto piuttosto come si arriva alla fine. E questa nuova squadra promette di arrivare molto bene alla fine: signori, mettete molte birre in frigo, ci aspettano TANTE partite fino a febbraio! 😉
Red Canvas

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