E sono 4! I Kansas City Chiefs per la quarta volta in un lustro sono al Super Bowl.
Quattro volte in cinque anni!
Questa è la riprova che effettivamente stiamo parlando di una dinastia, anche se nella leggenda che si tramanderà i Chiefs del 2023 arrivano da underdog ai Play Off.

Ma andiamo per ordine.
Già l’apertura della Regular Season è una doccia fredda per i Campioni in Carica che perdono la prima partita contro Detroit Lions all’Arrowhead. Gli addetti ai lavori sanno che i Lions sono una squadra solida e volitiva e ci si aspetta che arriverà ai Play Off per cui non gli si dà peso eccessivo.
Ma il campanello d’allarme suona invece nella partita di ritorno contro i Denver Broncos, che si perde in maniera netta (9-24), mettendo preoccupantemente in luce i problemi di questa squadra: l’attacco non va, è la copia troppo brutta di quello che aveva portato all’Anello (tralasciando quella macchina spettacolare quando era composta dal trio Mahomes-Kelce-Hill).
Eppure per l’80% sono gli stessi giocatori che hanno vinto il SB 2022, mancano solo Juju Smith-Schuster e Mecole Hardman: nel Kingdom si comincia a puntare il dito contro Matt Nagy, subentrato a Eric Bienemy come Offensive Coordinator. Effettivamente gli schemi sono brutti, pochi e scontati e l’aumentare dei drop dei nostri giocatori (che deterranno alla fine le peggiori statistiche nelle ricezioni) non fa che evidenziare un senso di insicurezza che limita ancora di più le prestazioni, perfino di Mahomes che ad un certo punto della stagione si troverà ad avere numeri che i maligni si divertiranno a comparare con quelli dei QB meno quotati, tipo Tommy De Vito (sic!).
E se la temuta partita tedesca, vinta contro i Miami Dolphins dell’ex Tyreek Hill, pur non riuscendo a mascherare i soliti problemi sembra dare un po’ di respiro all’ambiente, arrivano 4 sconfitte (Philadelphia Eagles, Green Bay Packers, Buffalo Bills e addirittura con dei Las Vegas Raiders in piena rivoluzione interna) in 6 partite che ridimensionano le aspettative, se non le ambizioni, di questa squadra. Per chi guarda esternamente, la situazione dello spogliatoio sembra pessima: Mahomes nervosissimo come mai lo si era visto (si ricorderà la sua rabbia contro i refs nel finale di partita contro i Bills), Marquez Valdes-Scantling che non riesce a prendere una palla (pur partecipando ad oltre il 90% degli snap) né ad assumersi le sue responsabilità, Skyy Moore irriconoscibile, Hardman (rientrato a KC con sommo stupore dei tifosi) tornato ad essere il vecchio HardToCatchTheBallMan, Kadarius Toney disastroso.
Anche gli altri wr comprimari scompaiono nella mediocrità, né aiutano un paio di sviste arbitrali né le continue penalità di Jawaan Taylor, divenuto un handicap da questo punto di vista. La stessa bandiera Kelce appare l’ombra di quel che era e, guarda caso, compaiono le prime voci di un suo possibile ritiro. Anche la OL non convince troppo e sembra in parabola discendente per le prestazioni. Uniche note positive sono Isiah “Pop” Pacheco, arrivato alla maturità sportiva e divenuto beniamino dei tifosi, e Rashee Rice, rookie rivelatosi un wr di alto livello. Mahomes, nonostante non abbia più le stats da record come ci aveva abituato, di fondo ci sta: i numeri brutti dipendono dalle cattive prestazioni del reparto offensivo e, probabilmente, dal suo gioco che man mano sta evolvendo verso un modello meno spettacolare ma più speculativo e, forse, più efficiente.
Le ultime due vittorie, su dei Cincinnati Bengals privi di Joe Burrow e dei Los Angeles Chargers in stato confusionale, portano lo score finale ad un imprevedibile (negativamente per le nostre ambizioni iniziali) 11-6. La Division è di nuovo nostra, sebbene ad un certo punto non fosse stata più scontata, ma in Conference è “solo” terzo posto: per la prima volta nell’era Mahomes, se si andrà avanti nei PO i Chiefs non giocheranno in casa. E per la prima volta arriviamo ai PO da underdogs: si dà per scontato che squadre come Buffalo Bills o Baltimore Ravens, ma anche gli stessi Miami Dolphins, siano meglio attrezzate e dotate per aspirare al Super Bowl.
La Wild Card si giocherà contro Miami in una partita che resterà negli annali come la terza più fredda di tutta la storia: -27°C !! La partita, di fondo, è a senso unico: lo sguardo spento e senza speranze di Tua Tagovailoa già nel terzo quarto fa capire che Miami si è resa conto di avere davanti un avversario più forte. Sarà infatti un 7-26 finale che non lascia spazio a recriminazioni per i poveri ‘Phins.
La partita successiva è una certezza per la maggior parte della stampa: vincere a Buffalo è impresa troppo impervia per i Chiefs visti in Regular Season quest’anno.
Ma il problema è proprio quello: questi non sono i Chiefs della RS, questi sono i Chiefs di Patrick Mahomes e di Andy Reid. Una grande squadra che si trasforma in animale da preda ai PO. Via tutti i rami secchi: quei wr che facevano sembrare una saponetta la sfera prolata non li vedremo più nei PO. Gli schemi tornano validi ed i wr mandati in campo da Reid finalmente fanno i wr: perfino MVS, le cui catch in RS si contavano sulla punta delle dita, alla fine dei PO risulterà un protagonista con poche ma determinanti prese.

E così il miglior Josh Allen dell’anno e una prestazione maiuscola dei padroni di casa, sostenuti dal meraviglioso pubblico di Buffalo, non bastano a sopraffare dei Chiefs impeccabili…Hardman a parte: 2 fumble su 2 palle giocate….un disastro totale che poteva costare l’intera stagione alla franchigia di Kansas City!
Ma l’errore finale che salva Hardman dalla lapidazione e seppellisce le speranze della Bills Mafia è di Basset: il kicker in maglia blu calcia la palla troppo alta nello stadio scoperto e così diventa preda del forte vento che la devia a destra dei pali, ancora una volta per Buffalo (il riferimento è al SB perso per calcio piazzato sbagliato da Norwood che calciava troppo a destra). Lo score finale dice 27 Chiefs, 24 Buffalo.
È così è ancora una volta Championship per i Chiefs: sesta presenza consecutiva in sei anni di football professionistico di Mahomes (non conto l’anno da rookie sotto la chioccia Smith, in cui giocò solo una partita da starter, ovviamente vinta, ovviamente contro i Broncos). A Baltimora i Chiefs arrivano ancor di più da underdog, i Ravens sono considerati troppo forti per qualsiasi altra squadra della AFC…ma perdono anche loro! I Ravens vengono subito staccati dai Chiefs e il primo tempo finisce 17-7: solo una D enorme dei Ravens terrà ancora in partita i padroni di casa, che tuttavia nei restanti due quarti realizzerà solo un field goal chiudendo il match sul punteggio di 17-10, senza mai essere stati in vantaggio e tra le lacrime di un Lamar Jackson rivelatosi inadeguato per questi livelli.
Gli errori più gravi sono stati infatti un suo presuntuoso lancio da 35yds su un Isaiah Likely in end zone sotto triplice copertura (ovviamente intercettato) e uno show del rookie Zay Flowers che riesce a non realizzare un TD praticamente sicuro prima facendo retrocedere di 15yds la sua squadra per un taunting assolutamente gratuito e, nell’azione successiva, chiudendo il drive con un touchback clamoroso a pochi cm dal successo.

Dall’altro lato, vanno sicuramente citati Kelce che spadroneggia contro una difesa pur eccellente e induce gli avversari a falli tanto dannosi (per loro) quanto inutili, ed uno L’Jarius Sneed ormai barriera invalicabile ed anche capace di causare il fumble di Flower terminato nel citato, determinante, touchback. E poi naturalmente c’è lui, il Grim Reaper, che ritorna nei Play Off, stavolta in vesti forse meno appariscenti di quando si meritò questo soprannome, ma sempre solido e guida della squadra. Ora restiamo in attesa di vedere cosa Patrick Mahomes saprà inventarsi in questa già mitica rivincita contro i 49ers: je rifarà er cucch… la wasp?
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