Parlare del SuperBowl perso contro i Philadelphia Eagles è dura, davvero dura!
Ci ho messo tanto ad elaborare la cosa e a trovare le parole giuste per trasmettere la durezza di quello che sento, che credo, sentiamo.

Quello che tutto il Kingdom attendeva con speranza e trepidazione si è velocemente trasformato in una discesa in un incubo.
Avrebbe dovuto essere la notte della Leggenda, quella con la “L” maiuscola, davanti ad un pubblico mondiale di 127.7M di telespettatori.
La notte in cui i Kansas City Chiefs avrebbero inciso il proprio nome nella Storia del football con lettere d’oro.
Invece è stato un supplizio lungo sessanta minuti.
Un 40-22 che racconta solo in parte la sconfitta più amara dell’Era Mahomes.
No, non è solo una “L” (questa sì con la maiuscola, ma ha tutto un altro significato).
Una crepa profonda nel cuore di una dinastia che doveva essere invincibile.
Un sogno spezzato ancora prima di cominciare

Per settimane, mesi, abbiamo cullato l’idea del “Three-Peat”.
Un concetto quasi mitologico nella NFL moderna.
Nessuno c’era riuscito nell’era Post-Fusione.
E se c’era una squadra destinata a farlo, erano questi Chiefs. I nostri Chiefs!
Mahomes è imbattibile a gennaio.
Reid è sempre un passo avanti.
Kelce, è il gladiatore capace di motivare tutto il team.
Tutto perfetto, almeno sulla carta.
Ma gli Dei del Football, come sappiamo, sono di umore capriccioso ed imprevedibile.
Ed a New Orleans, i Philadelphia Eagles ci hanno ricordato cosa vuol dire “volerlo di più”.
Onore a loro perché hanno saputo vincere sul campo una partita preparata bene a tavolino.
Hanno analizzato le nostre debolezze in maniera cinica ed hanno spietatamente saputo colpire dove a noi avrebbe fatto più male!
Ripercorrere la partita, se c’è stata, fa male.
Ma ci provo…
1° Quarto – L’inizio del disastro

I Chiefs vincono il coin toss e, come da tradizione, si comincia in difesa.
Il kickoff al Caesars Superdome segna l’inizio della resa dei conti.
La partenza è incoraggiante: la difesa di Coach Steve Spagnuolo forza gli avversari a tentare un 4th&2 che, grazie ad una pass interference diventa un 4th12 e li obbliga al punt.
Patrick Mahomes entra in campo, ma bastano tre azioni per capire che qualcosa non va.
Pressione da sinistra, fa fatica, un completo da 11yds di JuJu Smith-Schuster, poi due incompleti e si va al punt con Matt Araiza.
La palla torna agli Eagles e questa volta Jalen Hurts inizia a carburare.
Philadelphia avanza con Dallas Goedert che guadagna 20yds dopo una ricezione prima e procurando una penalità da 15yds (Trent McDuffie) poi.
Dopo un TD annullato ci pensa Jalen Hurts, con una Tush-Push da 1yd a sbloccare il risultato: touchdown Eagles. [7-0].
Il secondo possesso dei Chiefs è un déjà-vu: non si chiude il 1st down.
Cosa diversa sono gli Eagles che guadagnano terreno, ma gli uomini di Spagnuolo sono combattivi e reggono l’impatto.
2° Quarto – La valanga

Il secondo quarto è quello in cui il SuperBowl ci sfugge completamente di mano.
Nonostante un ottimo intercetto di Bryan Cook a ridosso della End Zone su lancio diretto da A.J. Brown ad inizio quarto, i Chiefs faticano.
Non si riesce a creare gioco ed avanzare, un altro punt di KC.
A.J. Brown invece corre e fa avanzare Philly fino al Field Goal Range. [0-10]
Tutto ancora gestibile, i Chiefs ci hanno abituati ad epici Comeback, 10 punti da recuperare in un SuperBowl sembrano, per il Kingdom, assolutamente alla portata.
Ma la situazione si rivela presto ben diversa.
Il drive successivo è il primo sintomo della malattia dei Chiefs: la O-Line inconsistente!
Due snaps ed altrettanti sacks subiti dal nostro Quarterback, la D di Philadelphia riesce ad annichilire la nostra linea offensiva con sistematicità.
Il successivo lancio di Mahomes per DeAndre Hopkins si trasforma in una Pick-6 da 38yds di Cooper DeJean! [0-17]
Il team in bianco e rosso non reagisce, il nostro 15 viene nuovamente sackato, un nuovo punt conclude il drive.
In una sorta di alienazione, mista di incredulità e di ostinata speranza, il Kingdom spera in un cambio di passo ed in una riscossa del team ma il secondo intercetto su lancio per “Hollywood” Brown e, soprattutto, il TD di A.J. Brown, nel drive successivo, gelano il sangue di tutti.
Si va all’ Halftime sul disastroso [0-24]
3° Quarto – L’illusione del risveglio

Le speranze che il lungo riposo dell’HalfTime Show potesse permettere ai nostri Chiefs di trovare il modo di svoltare la partita si sciolgono come neve al sole nel primo drive del secondo tempo: Patrick Mahomes viene sistematicamente vessato dalla difesa avversaria: due sacks e tantissima pressione rimettono in azione Araiza.
Sono invece gli uomini di Nick Sirianni a creare gioco e, dopo un field goal messo a segno da Jake Elliott [0-27] è DeVonta Smith a trovare la nostra End Zone con un lancio da 46yds [0-34]
Con la partita ormai fuori portata, i Chiefs trovano un po’ di ritmo contro la Defense stanca di Philly.
Xavier Worthy prova a mostrarsi il più vivo e, a fine del terzo quarto, arriva il primo TD per KC su un lancio da 24yds.
Il tentativo, oramai velleitario, di conversione da 2 punti fallisce quando il lancio di Mahomes non viene ricevuto da Travis Kelce.
Da segnalare che in tutta la partita l’utilizzo di Harrison Butker è stato solo per i kick-off: nessun field goal calciato dal nostro kicker. [6-34]
4° Quarto – Garbage Time, amaro come fiele

Gli Eagles, per sicurezza, rispondono ancora.
Due field goals consecutivi,[6-37] prima, poi, dopo l’ennesimo turnover (fumble di Mahomes durante un sack ricoperto da PHI) un secondo [6-40].
Una Caporetto potremmo dire.
I due touchdown nel finale, con un vantaggio di oltre 30 punti da parte degli Eagles sono velleitari.
Mahomes guida un drive che si conclude con il TD di DeAndre Hopkins e la conversione da 2 di Justin Watson: [14-40].
Nel finale, nell’indifferenza generale e con la sideline di Philadelphia che già festeggiava, c’è spazio per l’ultima marcatura della serata: il lancio da 50yds per Xavier Worty e 2pts conversion di DHop. [22-40]
I Chiefs tentano un onside kick, ma falliscono.
Gli Eagles fanno inginocchiare Hurts.
Ne hanno abbastanza, e anche noi!
Game over.
Offensive line: la diga che non ha retto

Cominciamo dalla trincea. Perché è lì che si decidono i Super Bowl.
E lì, i Chiefs hanno perso tutto.
L’infortunio di Donovan Smith, l’inesperienza di Wanya Morris, il coraggio (o la disperazione) di spostare Joe Thuney a tackle sinistro sembrava aver “tappato il buco” in stagione.
Andy Reid aveva cercato soluzioni, ma ha trovato solo problemi.
Mike Caliendo schierato da guardia e bersaglio degli attacchi avversari, si è dimostrato ancora acerbo.
Sei sack subiti da Patrick Mahomes. Decine di pressioni. Nessuna tasca pulita.
Quando la linea offensiva crolla, crolla tutto il castello.
Anche quello costruito sulle spalle del QB più talentuoso della lega.
Mahomes, il re senza corona

È difficile trovare le parole. Ma questa volta Patrick Mahomes ha deluso.
Il primo tempo è stato da horror: 7/15, 41yds, due intercetti – di cui uno riportato in end zone da Cooper DeJean.
Forzature, letture sbagliate, un linguaggio del corpo mai visto: frustrato, svuotato.
Certo, creare gioco quando non sei protetto dalla tua O-Line è quasi impossibile.
Ma il numero 15 non è mai stato “quel” 15.
Quello che ci ha salvati mille volte.
Questa volta è affondato con la nave.
Nel post-partita si è assunto le responsabilità, da leader vero, come ci ha abituati.
Ma il suo volto diceva tutto: questa fa male.
Più di qualsiasi altra.
Kelce: silenzioso, ma non nel modo giusto

Travis Kelce ha chiuso con numeri dignitosi?
No!
4 ricezioni su 6 lanci per 39yds totali non sono da lui.
Ma soprattutto: quando la partita contava, non c’era.
Coperto, braccato, a tratti trasparente, non lo si è mai visto caricare i compagni!
Probabilmente assaporava già la pensione dopo aver vinto il Three-Peat.
Il legame magico con Mahomes sembra essersi incrinato, forse per la pressione, forse per la strategia perfetta degli Eagles.
E se anche lui vacilla, l’attacco va in tilt.
Andy Reid vs Sirianni: sconfitta a tavolino

Nessuna creatività. Niente fuochi d’artificio.
Il gameplan offensivo dei Chiefs è stato il più prevedibile da anni.
Abbandonata la corsa troppo presto, zero screen, pochissima motion.
E intanto Sirianni sorrideva. Il suo piano difensivo ha funzionato senza blitz, lasciando i defensive back a neutralizzare le armi di Kansas City.
Un capolavoro tattico. E una sconfitta che pesa su Matt Nagy, ma anche su Andy Reid.
-“Bad day to have a bad day“, ha detto Reid.
Vero.
Ma anche: brutta giornata per smettere di essere se stessi.
Difesa: ultima a mollare

Onore a Steve Spagnuolo e al suo reparto. Almeno ci hanno provato.
Ma non puoi difendere per 60 minuti quando l’attacco ti consegna il pallone sulle 14yds.
I 40 punti subiti sono ingannevoli.
Questa difesa ha combattuto.
È l’unica che lo ha fatto.
Garbage time: l’illusione del riscatto

I 22 punti? Tutti nell’ultimo quarto.
Quando gli Eagles avevano già stappato lo champagne.
Mahomes ha trovato Xavier Worthy per due TD (157 yard su 8 ricezioni, l’unica vera luce nella notte buia), DeAndre Hopkins ha finalmente visto l’end zone.
Ma è stato troppo poco, troppo tardi.
Un contentino per le stats, non per l’anima.
Ed ora?
Ora si riparte. Senza alibi. Serve un nuovo approccio, un rinnovamento profondo dell’attacco, un investimento serio sulla Offensive Line.
Serve, soprattutto, ritrovare la fame. Quella che ci ha portati fin qui.
Perché una dinastia non muore con una sconfitta.
Ma può spegnersi nell’indifferenza.
Questo SuperBowl resterà con noi.
Come ferita. Come lezione. Come monito.
Ma anche come promessa.
Perché se c’è una squadra capace di rialzarsi, sono i nostri Kansas City Chiefs.
E noi, con loro!
GO CHIEFS!
Gianluca Poltz

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