Andy Reid è arrivato davanti ai microfoni di St. Joseph con una notizia che pesa più di qualsiasi schema difensivo: la famiglia di coach Eric Bieniemy sta attraversando un momento difficile, e la moglie Mia, dopo giorni in terapia intensiva, è ora stabile.
“I nostri pensieri sono con loro. Mia sta meglio, è fuori dalla terapia intensiva e sta facendo progressi. Ne siamo felici,”
ha detto Reid, prima di tornare, quasi per dovere, al campo. È un dettaglio che dice già molto sul tono di questa prima settimana di training camp: la squadra prova a guardare avanti.
Dalle conferenze stampa di questi giorni emergono tre chiavi di lettura che, messe insieme, raccontano meglio di qualsiasi singola dichiarazione dove si trovano oggi i Kansas City Chiefs.
1. Il reset mentale

Nessuno, dal proprietario all’ultimo rookie, ha usato la parola “sconfitta.” Ma tutti, in un modo o nell’altro, hanno parlato della stagione scorsa — la prima sotto il .500 dal 2012 — come di un capitolo già chiuso.
“Ogni anno nella NFL è diverso” ha detto Andy Reid rispondendo a una domanda proprio su questo tema.
“Non ci preoccupiamo di quello che è successo prima. Ci preoccupiamo di adesso e di fare le cose per bene.“
Clark Hunt, in conferenza separata, è stato ancora più diretto:
“È nel passato, ed è ora di andare avanti. Non è qualcosa di cui parliamo ancora: lo staff ha già studiato i filmati, sanno cosa non ha funzionato. Andy ha fatto gli aggiustamenti che sentiva di dover fare, sia a livello di schemi che di roster. Ed è quello il messaggio che ho portato alla squadra ieri sera.“
Anche il presidente Mark Donovan, nella conferenza di apertura, ha scelto una parola ripetuta più volte in questi giorni tra i dirigenti: mindset.
“C’è un tono diverso quest’anno, ed è impegno“,
ha detto Donovan, riferendosi al discorso tenuto da Hunt alla squadra la sera prima del primo allenamento.
Anche nello spogliatoio il messaggio è arrivato forte. Nick Bolton, alla sesta stagione e ormai voce guida della difesa, ha usato un’immagine da cantiere:
“stiamo letteralmente ponendo le fondamenta in questo momento, provando a costruire qualcosa da zero.”
Non è un caso che la parola più usata questa settimana, da Reid a Hunt fino ai capitani, non sia “vittoria” ma “adesso.”
Anche Drue Tranquill, tra i leader storici della difesa, ha inquadrato così i primi giorni di camp: guardando il gruppo che si sta ricostruendo dopo diverse partenze in free agency, ha detto che i giovani stanno competendo e che chi c’era già continua a fissare lo standard, in quello che ha definito un buon avvio di lavoro.
2. Il cantiere generazionale

La seconda cosa che salta all’occhio guardando l’elenco delle conferenze stampa della settimana è quante facce nuove siano state messe davanti al microfono. EJ Smith, running back non draftato che porta un cognome pesante nel football americano, ha parlato di un percorso tutto suo:
“Il mio cammino è già diverso dal suo. Voglio costruire la mia eredità, a modo mio.”
Accanto a lui, Xavier Nwankpa, scelto al quinto giro, ha sintetizzato il proprio approccio in una frase che potrebbe diventare uno slogan personale:
“Voglio essere la miglior versione di me stesso ogni giorno.”
Andrew Armstrong, dopo un anno e mezzo passato tra tagli e squadre di allenamento prima di arrivare a Kansas City, ha usato parole quasi identiche: “Qualsiasi cosa possa fare per aiutare la squadra — attacco, special teams, dovunque abbiano bisogno di me — io sono qui per lavorare.”
Anche sul piano tecnico il ricambio si sente.
L’arrivo di Kenneth Walker ha già cambiato l’umore nella stanza degli offensive lineman:
“Siamo davvero entusiasti di lui, è un atleta fuori dal comune“,
ha detto il centro Creed Humphrey.
Walker, dal canto suo, ha risposto con la stessa sobrietà mostrata da tutta questa classe di rookie e nuovi arrivi:
“Credo di poter dare un impatto positivo ovunque mi chiedano di scendere in campo.”
Anche dall’altra parte della palla il suo impatto si nota: Drue Tranquill lo ha descritto come un giocatore speciale, rapido in entrata e uscita dai cambi di direzione, capace di aiutare la squadra nel gioco di passaggio e negli screen grazie alla sua accelerazione — un avversario, ha detto, utile proprio per allenarsi in vista della stagione.
Ma il dato più interessante è chi sta accompagnando questa ondata di ricambio. Nick Bolton e Alohi Gilman, reduci da un’offseason passata — letteralmente — a cena con i compagni più giovani per rompere il ghiaccio in un gruppo di defensive back descritto come insolitamente silenzioso, si sono ritrovati nel ruolo di mentori di un reparto quasi irriconoscibile rispetto a un anno fa.
“Non riempirai mai il vuoto lasciato da Leo con una sola persona”
ha detto Bolton parlando della partenza di un pilastro della linea difensiva degli ultimi anni, Leo Chenal.
Non a caso, proprio quel vuoto al ruolo di SAM linebacker è oggi terreno di una competizione aperta, come confermato anche da Tranquill, che ha parlato di diversi giocatori pronti a giocarsi i minuti lasciati liberi da Chenal. Gilman, dal canto suo, ha raccontato così il proprio ruolo di leader silenzioso:
“Non direi di essere il più rumoroso del gruppo, ma quando parlo le mie parole contano, e provo a essere il più genuino possibile.“
Lo stesso spirito di squadra torna nelle parole di uno dei nuovi arrivi in secondary, Kader Kohou, firmato quest’estate proprio per la cultura vincente della franchigia — conosceva già Chris Jones prima di arrivare a Kansas City. Kohou ha raccontato come il gruppo, quasi interamente rinnovato nel reparto difensivo dei corner, abbia iniziato a costruire alchimia già durante le OTA, con cene di squadra e pranzi condivisi anche ora in training camp, per abituarsi più in fretta a un nuovo playbook che, ha ammesso, all’inizio non era semplice da assimilare.
Reduce da una stagione saltata per infortunio, ha descritto quell’anno lontano dal campo come un momento di crescita personale, che gli ha fatto amare ancora di più il football; oggi, ha detto, si sente finalmente al 100%. Sul lavoro quotidiano ha speso parole di elogio anche per il coach dei defensive back Dave Merritt, descritto come estremamente esigente e attento ai dettagli — qualità che, secondo Kohou, pretende anche dai suoi giocatori.
3. Il doppio cantiere: campo e cemento

Mentre Reid gestiva infortuni e il rientro di Patrick Mahomes — “oggi si vedeva la forza nelle gambe, e i piedi si muovevano bene“, ha detto il coach parlando del quarterback — a pochi passi di distanza Clark Hunt e Mark Donovan parlavano quasi esclusivamente di un altro tipo di partita: quella del nuovo stadio e dell’eredità del Mondiale appena ospitato. Donovan ha snocciolato i numeri con evidente orgoglio:
“La finale del Mondiale ha fatto 62 milioni e mezzo di spettatori negli Stati Uniti, il record assoluto per il soccer in questo paese. Nel mondo, un miliardo e mezzo di persone. Ecco perché vogliamo essere la squadra del mondo: è lì l’opportunità.“
Sul nuovo impianto, Hunt ha voluto chiarire subito la filosofia di design:
“Pensiamo che faccia un ottimo lavoro nel riconoscere il passato della franchigia e dell’Arrowhead, unendolo a uno stadio moderno, innovativo, audace, che durerà decenni.”
Non un dettaglio da poco per una proprietà che ha ammesso quanto sia difficile anche solo pensare di lasciare, un giorno, l’attuale casa:
“Lasciare l’Arrowhead non è una decisione da poco. Custodiremo questi cinque anni con grande cura.”
Donovan ha aggiunto un dettaglio che dice molto delle priorità del progetto:
“Doveva essere più rumoroso, o almeno altrettanto rumoroso di Arrowhead. E il tailgating doveva essere altrettanto buono, se non migliore.“
Sul fronte offensivo, a conferma delle sensazioni positive di Reid su Mahomes, è arrivata anche la voce di Xavier Worthy, che ha parlato di un quarterback già in ottima forma e di una connessione sui palloni lunghi costruita proprio in offseason, quando Mahomes era ancora limitato nelle attività.
Worthy ha anche raccontato di aver finalmente tolto la maglia gialla no-contact, indossata solo in via precauzionale in vista dei primi contatti in vista di camp, dopo un anno in cui — per sua stessa ammissione — non è mai stato davvero al 100% prima dell’operazione alla spalla a cui si è sottoposto.
Tra le note più attese in casa Chiefs, il ricevitore ha citato anche il rientro di Rashee Rice, definendolo un giocatore dinamico che l’attacco non vede l’ora di riavere a pieno regime. Worthy ha infine parlato di un percorso personale verso un ruolo di leadership più marcato — più “guidare con l’esempio” che a parole — accompagnato, dice, da una fiducia crescente da parte di Andy Reid.
4. Infortuni e nuovi volti da tenere d’occhio

Capitolo a parte meritano gli aggiornamenti fisici e i nomi emergenti di questi primi giorni, utili per capire chi sta guadagnando terreno nelle rotazioni. Reid ha aggiornato sulle condizioni di Gillotte, uscito dall’allenamento con uno stiramento al bicipite femorale e ora in attesa di risonanza magnetica — il coach non sembra però eccessivamente preoccupato.
Situazione diversa per Mansoor Delane, ex campione statale di wrestling descritto da Reid come un “duro”: è in injury report ma continua ad allenarsi, di fatto giocando con un braccio solo mentre lo staff medico ne limita l’uso, in attesa di togliergli a breve anche la maglia gialla no-contact.
Tra i nomi nuovi che Reid ha citato con più entusiasmo compare Cyrus Allen, ricevitore di cui il coach ha sottolineato la fiducia già costruita con il quarterback e la capacità di “impilare” buone giornate una dietro l’altra.
Bene anche Felix Anudike-Uzomah, che secondo Reid mostra un’esplosività in partenza migliorata rispetto al passato. Sulla linea offensiva, Khalil Benson si sta giocando il posto di right tackle in rotazione con Jaylon Moore: fisicamente dotato, secondo Reid deve ancora affinare la parte tecnica e schematica.
Tra i rookie, Nohl Williams viene indicato in crescita rispetto alla scorsa stagione, soprattutto nell’uso dei piedi e nella capacità di mantenere una buona postura di piegamento contro i blocchi.
Non manca nemmeno una nota su Travis Kelce, descritto da Tranquill come in gran forma fisica :
“sembra giovane, sembra fresco“
e ancora pienamente coinvolto non solo nel passing game ma anche nel blocco, segno che il suo ruolo nell’attacco resta integrale.
Sempre dalla difesa, Tranquill ha aggiunto un dettaglio tattico non banale: gli attacchi avversari stanno già puntando molto sugli screen pass proprio per contrastare le pressioni e i blitz tipici dello schema di Spagnuolo, un tema su cui la difesa ha iniziato a lavorare fin dalle prime sedute di blitz di questo camp.
Cosa ci portiamo a casa
Chiavi di lettura diverse, ma un unico filo che le tiene insieme: i Chiefs, in questa prima settimana a St. Joseph, si presentano come un’organizzazione che rifiuta di guardarsi indietro su tre livelli contemporaneamente — quello emotivo, quello del roster, e quello, quasi letterale, del cemento.
A completare il quadro, un roster in piena ricostruzione fisica e tecnica, tra infortuni da monitorare e nomi nuovi che stanno già lasciando il segno. Toccherà al campo, nelle prossime settimane, dire se questo reset a più velocità produrrà davvero qualcosa di nuovo.
STAY TUNED. STAY KINGDOM.
Rachel Coltz

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