Training Camp 2026: tre chiavi di lettura dalle Press Conferences

Una settimana intera di conferenze stampa a St. Joseph — da Joe Bleymaier a Steve Spagnuolo, da Andy Reid fino allo stesso Patrick Mahomes — restituisce un quadro dei Chiefs più ricco di qualsiasi singola dichiarazione.

Mettendo insieme tutte le voci ascoltate in questi giorni, emergono con chiarezza tre fili conduttori: la gestione del vuoto lasciato da Eric Bieniemy, la rinnovata libertà fisica di Mahomes, e una nuova ossatura di squadra che sta prendendo forma tra corsa e linee.

1. La voce che manca (e che però si sente ancora)

Se c’è un tema che ha attraversato letteralmente ogni conferenza della settimana, è l’assenza di Eric Bieniemy, rimasto accanto alla famiglia mentre la moglie Mia continua a migliorare. Andy Reid ha aggiornato quasi ogni giorno sulla situazione, sempre con lo stesso tono: nessuna fretta, nessuna tempistica imposta, solo il sollievo di sapere che le condizioni di Mia proseguono nella giusta direzione.

Chi ha raccontato meglio il “come” della squadra stia colmando quel vuoto è stato Joe Bleymaier, promosso di fatto a coordinatore offensivo ad interim. Bleymaier ha spiegato che il gruppo degli assistenti si è semplicemente diviso i compiti extra lasciati scoperti — Coach Andy Heck ha preso più responsabilità sul gioco di corsa e sulla linea offensiva, mentre lui stesso gestisce più aspetti amministrativi e le chiamate offensive.

Ma il punto più interessante riguarda la cultura che Bieniemy aveva già costruito in primavera: secondo Bleymaier, il vero lavoro di EB non era stato tanto schematico quanto identitario, aver fissato uno standard di cosa sia accettabile e cosa no. Ed è proprio a quello standard che l’intero staff, allenatore per allenatore, sta continuando ad attingere, senza lasciare — parole sue — alcun vuoto di leadership.

Anche in campo, questa eredità si respira. Travis Kelce, ha raccontato Bleymaier, ha fatto proprio quello standard nel corso degli anni, arrivando persino ad ammettere pubblicamente i propri momenti di caduta pur di trascinare i compagni più giovani.

Dave Toub, coordinatore delle special teams, ha ricordato in settimana come persino un veterano storico come Ty Law (o solo “Ty“, come lo chiamano nello spogliatoio) sia tornato a St. Joseph in questi giorni proprio per raccontare ai più giovani cosa serva per attraversare un training camp — un modo, secondo Toub, per trasmettere lezioni che altrimenti si perderebbero.

E lo stesso Mahomes, interpellato proprio su questo tema, ha confermato che il contatto con Bieniemy non si è mai interrotto: il coach segue gli allenamenti in videochiamata, partecipa ad alcune riunioni da remoto, e — con la consueta attenzione ai dettagli — non manca occasione per correggere qualcosa se qualcuno sbaglia.

Non è come se non ci fosse più EB“, ha detto il quarterback, raccontando le chiamate serali in cui i due ripercorrono insieme le giocate della giornata. Il messaggio che arriva da ogni angolo dello spogliatoio, in sostanza, è lo stesso: nessuna fretta per il suo ritorno, ma la sua presenza — anche a distanza — resta forte.

2. Mahomes, “nessuna limitazione”

Il secondo filo conduttore della settimana riguarda proprio Mahomes, e più precisamente il modo in cui lo staff sta gestendo il suo rientro dopo l’infortunio al ginocchio. Bleymaier è stato tra i primi a sgombrare il campo da ogni dubbio: fisicamente, ha detto, non si vede alcun segno di rallentamento o di problema legato al ginocchio, un dato che definisce quasi incredibile visto il percorso di recupero.

Steve Spagnuolo, parlando più in generale del reparto quarterback, ha aggiunto un dettaglio tattico rilevante: l’attacco non ha intenzione di porre alcun limite a ciò che Mahomes può fare in campo, che si tratti di giocare sotto centro, ruotare a sinistra o a destra — tutto resta aperto, proprio per abituarlo fin da ora a muoversi come farà in stagione.

Lo stesso Mahomes, nella conferenza più recente della settimana, ha raccontato con dovizia di particolari il percorso che lo ha portato fin qui: il test fisico superato con lo staff medico prima dell’inizio del camp, descritto come particolarmente duro, fatto di scatti, cambi di direzione e salti fino allo sfinimento, proprio per verificare la piena tenuta del ginocchio.

Una volta ottenuto il via libera, ha spiegato, non si è trattato di un’autorizzazione di facciata: da quel momento si è sentito libero di essere se stesso in campo, comprese le corse fuori schema che, ha ammesso con ironia, sta comunque cercando di dosare con più giudizio rispetto al passato.

Un episodio in particolare lo ha stuzzicato questa settimana: una corsa in cui, arrivato vicino al primo down, non è riuscito a superare il rookie Peter Woods — più veloce del previsto — un dettaglio che Mahomes ha raccontato con più fastidio verso se stesso che altro, segno di quanto le sue aspettative personali restino alte.

Sul fronte più strettamente gestionale, Reid ha lasciato intendere che le percentuali pendono verso il non utilizzo di Mahomes nella prima gara di preseason, lasciando spazio a Justin Fields e Garrett Nussmeier per accumulare minuti preziosi. Lo stesso Mahomes, dal canto suo, si è detto pronto a scendere in campo comunque venga chiamato, preseason o stagione regolare che sia — un atteggiamento, ha detto, guidato più dal voler massimizzare ogni opportunità che dal bisogno di dimostrare qualcosa.

Non manca infine una nota più intima: arrivato al decimo training camp della carriera, Mahomes ha ammesso che il tempo sembra scorrere più in fretta, e che la paternità gli ha cambiato la prospettiva su questi giorni a St. Joseph — dalla musica ascoltata in mensa fino al ruolo, ormai acquisito, di veterano che trasmette esperienza a compagni come Fields e Nussmeier.

3. La nuova ossatura: Kenneth Walker e la generazione delle linee

Il terzo filo che lega la settimana riguarda la costruzione di una nuova identità fisica per la squadra, con due protagonisti che tornano continuamente nelle parole di compagni e coach: Kenneth Walker sul fronte offensivo, e un gruppo di giovani difensivi — su tutti Peter Woods e R Mason Thomas — su quello difensivo.

Su Walker, l’entusiasmo è pressoché unanime. Bleymaier lo ha descritto come un giocatore difficile da placcare, capace di aprire già diversi schemi di screen visti finora in camp, con benefici a catena su tutto il gioco di corsa e sulle azioni di finta passaggio. Cooper McDonald, linebacker, lo ha definito senza mezzi termini uno dei migliori running back della lega, elogiandone sia le doti da corridore puro sia quelle da ricevitore.

Lo stesso Walker, dal canto suo, ha parlato con entusiasmo del ritrovare in squadra Khyiris Tonga, avversario nel Super Bowl dello scorso anno, raccontando con ironia il primo confronto tra i due sull’episodio più discusso di quella partita. Tonga, interpellato sullo stesso tema, ha ricambiato l’affetto, ammettendo di dover talvolta distogliere lo sguardo quando in sala video rivedono le immagini di quella sconfitta, ma sottolineando quanto sia positivo avere ora Walker dalla propria parte.

Sul fronte O-line, Josh Simmons ha raccontato quanto il potenziale gioco di screen con Walker nel backfield sia già “spaventoso” da immaginare, mentre Emari Demercado, arrivato quest’estate, ha descritto Walker come un giocatore esplosivo capace di creare legami immediati con i nuovi compagni, nonostante il passato da avversari.

Sull’altro lato della palla, la settimana ha messo in vetrina soprattutto i due rookie difensivi Peter Woods e R Mason Thomas. Woods, parlando per la prima volta con i pads addosso, ha descritto la sensazione come liberatoria dopo quasi un anno senza contatto vero, sottolineando quanto i dettagli — il lavoro dei piedi, il posizionamento delle mani — contino più della forza bruta in questa lega.

Spagnuolo, dal canto suo, ha confermato che il rookie ha ancora margini di crescita sulle piccole abitudini quotidiane tipiche di uno spogliatoio NFL, ma ne ha elogiato l’intelligenza e la voglia di imparare, aggiungendo che il ruolo da interno gli si addice particolarmente bene, complice anche una certa versatilità che lo staff vuole sfruttare.

Proprio Woods ha raccontato il rapporto privilegiato costruito con Chris Jones, descritto come un futuro Hall of Famer da cui ha la fortuna di poter imparare quotidianamente, sottolineando come sia lo stesso Jones a proporsi spesso per quei momenti di confronto individuale. Non meno importante il legame quotidiano con Josh Simmons e Trey Smith, con cui si scambia impressioni tecniche dopo ogni sessione di uno-contro-uno, in un confronto reciproco che, dice Woods, alza il livello di tutti.

R Mason Thomas, dal canto suo, ha raccontato la propria crescita attraverso il duello quotidiano con lo stesso Josh Simmons, definito un avversario tostissimo proprio per l’esperienza già accumulata in una stagione da titolare. Proprio Simmons, interpellato sul rookie, non ha usato mezzi termini: lo ha definito talmente esplosivo da costringere gli avversari quasi a partire in anticipo sul conteggio pur di restargli davanti.

Thomas ha inoltre raccontato l’abitudine, coltivata fin dai tempi del college, di studiare ossessivamente i filmati insieme allo staff tecnico — un’abitudine che, dice, gli ha permesso di velocizzare enormemente la lettura del gioco rispetto ai primi anni da studente-atleta.

Cosa ci portiamo a casa

Tra la voce di Eric Bieniemy che continua a farsi sentire anche a distanza, un Mahomes che sembra aver definitivamente lasciato alle spalle i dubbi fisici, e una nuova generazione — da Walker a Woods, passando per Mason Thomas — che sta ridisegnando l’identità della squadra su entrambi i lati della palla, la settimana a St. Joseph conferma un’unica sensazione di fondo: i Chiefs si stanno ricostruendo su più livelli contemporaneamente, con la stessa parola d’ordine ripetuta da ogni angolo dello spogliatoio — accumulare buoni giorni, uno via l’altro.

STAY TUNED. STAY KINGDOM.

Rachel Coltz

About the author

Rachel Coltz

Francese di nascita ma cittadina del mondo! Ho vissuto a KC dove ho preso Laurea e Master e dove ho imparato a conoscere la Città delle Fontane. Ho avuto modo di innamorarmi dei Kansas City Chiefs ed ora sono qui in Italia a tifare con il Kingdom italiano!

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