In queste ultime ore, sugli sport americani, soffia un vento di rinnovamento alimentato dalle proteste che hanno seguito la morte di George Floyd.
Sicuramente il video della tragica morte del cittadino americano, ucciso durante un’operazione di polizia a fine maggio, ha smosso folle e animi.

Una auspicata e maggiore attenzione verso tutte le minoranze sembra la strada che, in generale, molte organizzazioni hanno deciso di imboccare, sia per paura di ritorsioni ma, speriamo noi, soprattutto per una reale mutata consapevolezza.
Ma vediamo di fare un po’ di chiarezza.
Se ne parlava da parecchi anni, parecchie organizzazioni sportive, in diverse discipline, hanno nomi che si rifanno alle Popolazioni Native Americane.

Forse è meglio dire “che si sono appropriate” di un’eredità culturale, in quanto sono squadre create da uomini non facenti parte della cultura nativa e che non hanno, nel migliore dei casi, minimamente coinvolto nel processo esponenti nativi, nel peggiore aggiratone la fiducia.
I Washington Redskins sono forse il caso più lampante, tra l’altro utilizzando la parola “pellerossa” usata dai bianchi in termini dispregiativi quasi assimilabile alla terribile “N”word.
La discussione sui media dura da anni, ma in queste ultime settimane la volontà di cambiamento è stata travolgente ed i Redskins sono stati praticamente obbligati dagli sponsor (clamoroso il richiamo di tutto il merchandising dal sito Nike, ma non solo..) ad avviare un processo che porterà al cambio del nome.
A brevissimo giro anche i Cleveland Indians della MLB hanno iniziato lo stesso processo.
Ma torniamo a noi. Quale potrebbe essere lo scenario per i Kansas City Chiefs?
Partiamo innanzitutto dal ricordare che l’organizzazione dei Kansas City Chiefs si è da tempo dimostrata rispettosa delle popolazioni native: la mascotte è mutata nel corso degli anni per seguire questo trend e che il nome CHIEFS, lo avevamo detto nell’articolo The Founder, non deriva dalle popolazione native, che pur sono tante nel midwest, ma dal sindaco di KC Harold Roe Bartle che ebbe un ruolo primario nel trasferimento dei Dallas Texans in Missouri.
Il termine CHIEFS (capi) non è di per sé né esclusivo della cultura nativa, né tantomeno offensivo per nessuno.
Il nome quindi dovrebbe essere salvo.
Diversa potrebbe essere la sorte dell’iconografia generale che richiama più direttamente le tribù native, soprattutto quella della fan base: copricapi cerimoniali e monili, nonché l’iconico Tomahawk Chop.

Anche il concetto di freccia, sia nel logo che per quanto riguarda il nome dello stadio potrebbero trovare una spiegazione fuori dal mondo nativo.
Si parla inoltre da tempo di un restyling del logo dei Chiefs che è immutato dall’arrivo a Kansas City, potrebbe essere ora il momento.
La situazione è spinosa in quanto da una parte ci sono delle giuste rivendicazioni di rispetto e dall’altro c’è il cuore dei tifosi.. Staremo a vedere!
GO CHIEFS!
Gianluca Poltz

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