I Kansas City Chiefs arrivano al Training Camp 2026 con uno Special Team ricco di esperienza e guidato, ancora una volta, da uno dei coordinatori più longevi e rispettati della NFL.
Il 2025, però, non è stato all’altezza della reputazione costruita negli anni da Dave Toub. Tra gli errori di Harrison Butker, un gioco di ritorno non sempre incisivo e un rendimento complessivo fin troppo ordinario, anche gli special team saranno chiamati a compiere un deciso passo avanti.
Se i tre specialisti titolari sembrano avere il posto assicurato, il Training Camp sarà comunque fondamentale per definire il resto delle unità, soprattutto i returner e quei giocatori che, proprio grazie agli special team, potranno conquistare uno degli ultimi posti nel roster dei 53.
Gli Specialisti
Harrison Butker: è ancora una garanzia?

Se c’è un giocatore dei Chiefs chiamato a riscattare la stagione 2025, quello è Harrison Butker.
Per anni il numero 7 ha rappresentato una delle certezze assolute della franchigia. Nei momenti decisivi Andy Reid non ha quasi mai avuto dubbi: bastava mandare in campo Butker. La sua affidabilità era diventata talmente scontata da far dimenticare quanto sia difficile mantenere un rendimento così elevato nel ruolo di kicker.
Il 2025, però, ha raccontato una storia completamente diversa.
Butker ha chiuso la stagione segnando 33 field goal su 38 tentativi, con una percentuale dell’86,8%. Un dato discreto per molti kicker, ma insufficiente per chi aveva abituato Kansas City a standard ben più elevati.
Ancora più preoccupante il rendimento sugli extra point: soltanto 31 trasformazioni realizzate su 35 tentativi. Quattro errori su calci che, almeno teoricamente, dovrebbero rappresentare la parte più semplice del suo lavoro.
19 punti persi.
Non si è trattato soltanto di qualche sbavatura nelle prime giornate. Nel corso della stagione sono arrivate anche prestazioni convincenti, ma Butker non è mai riuscito a restituire completamente quella sensazione di sicurezza assoluta che aveva accompagnato i Chiefs per gran parte della sua carriera.
Per la prima volta da molti anni, quando il numero 7 entrava in campo, il risultato non sembrava più scontato.
Il posto nel roster non è in discussione. Butker resta uno dei kicker più importanti nella storia della franchigia e il suo curriculum gli garantisce tutta la fiducia necessaria per provare a reagire.
Ma la fiducia non può cancellare quanto visto nel 2025.
Il Training Camp dovrà rappresentare l’inizio di un vero riscatto, perché una squadra che vuole tornare a competere per il SuperBowl non può permettersi di lasciare punti sul campo con quella frequenza.
I Chiefs hanno bisogno del vero Harrison Butker: non semplicemente di un kicker discreto, ma del giocatore capace di trasformare anche i calci più difficili e di trasmettere serenità all’intera squadra ogni volta che entra sul terreno di gioco.
Tutti vogliamo rivedere il “Buttkicker” a cui eravamo abituati.
Ma questa volta dovrà essere lui a dimostrare di essere ancora quel giocatore.
Matt Araiza vuole confermarsi

Matt Araiza arriva al suo terzo Training Camp con i Chiefs senza una vera concorrenza per il posto. La potenza del piede continua a essere il suo tratto distintivo, ma il 2025 non ha rappresentato quel salto di qualità definitivo che qualcuno si attendeva.
Ha piazzato 25 dei suoi 56 punt dentro le 20 yard avversarie, mantenendo una buona media lorda, ma è ancora chiamato a migliorare la consistenza, l’hang time e il controllo dei ritorni.
Il soprannome “Punt God“, ereditato dai tempi del college, continua ad accompagnarlo, ma oggi Araiza è un giocatore molto più maturo rispetto a quello arrivato a Kansas City.
Nel 2026 i Chiefs si aspettano da lui un ulteriore salto di qualità. Il talento non è mai stato in discussione: ora serve quella continuità che possa trasformarlo definitivamente in uno dei migliori punter della NFL.
James Winchester, il veterano silenzioso

È probabilmente il giocatore meno appariscente dell’intero roster, ma anche uno dei più preziosi.
James Winchester, alla sua dodicesima stagione in rosso, continua ad essere una presenza imprescindibile negli special team dei Chiefs.
Quando un long snapper non finisce mai sotto i riflettori significa quasi sempre che sta facendo perfettamente il proprio lavoro.
La sua esperienza e la sua precisione rappresentano una sicurezza sia per Butker sia per Araiza.
Anche per lui il posto a roster non sembra minimamente in discussione.
La vera battaglia: chi sarà il returner?
Se gli specialisti sono praticamente già decisi, il discorso cambia completamente quando si parla di kickoff e punt return.
Qui il Training Camp potrebbe regalare una delle competizioni più interessanti dell’estate.
Nikko Remigio parte davanti

Il favorito resta Nikko Remigio.
Dopo aver gestito la maggior parte dei ritorni nel 2025, parte inevitabilmente in vantaggio rispetto alla concorrenza.
La fiducia di Dave Toub e l’esperienza accumulata rappresentano un vantaggio, ma i numeri della scorsa stagione non sono stati abbastanza esplosivi da renderlo inattaccabile.
La sua affidabilità sui punt resta preziosa, ma dovrà dimostrare di poter produrre più big play e di meritare un posto anche all’interno di un’affollata receiver room.
Jeff Caldwell prova a sorprendere

Jeff Caldwell è uno degli atleti più intriganti arrivati a Kansas City dopo il Draft.
Con i suoi 196 centimetri, una struttura fisica importante e risultati eccezionali nei test atletici, possiede caratteristiche molto diverse da quelle del tradizionale returner.
La sua strada verso il roster passerà comunque dagli special team: dovrà dimostrare di poter coprire i calci, bloccare e sfruttare ogni singolo snap della preseason per convincere lo Special Team Coordinator a concedergli ulteriori opportunità, eventualmente anche nel gioco di ritorno.
Jacob De Jesus, il jolly

Ancora più elettrico è Jacob De Jesus.
Nonostante una struttura fisica ridotta, possiede agilità e rapidità fuori dal comune.
Al college è stato utilizzato spesso come return specialist e potrebbe diventare uno dei protagonisti delle partite di preseason.
Se riuscirà a dimostrare di poter essere affidabile anche nella protezione del pallone, potrebbe diventare il principale rivale di Remigio nella corsa al ruolo di punt returner.
Gli special team valgono un posto nel roster
Ogni anno il Training Camp racconta la stessa storia: c’è chi si conquista un posto con un touchdown, un sack o un intercetto, e chi invece lo fa lontano dai riflettori, correndo a tutta velocità nelle unità di copertura.
È proprio qui che coach Toub continua a fare la differenza.
Gli special team sono da sempre uno dei criteri principali con cui viene costruita la parte finale del roster, e anche quest’estate molti degli ultimi posti disponibili passeranno inevitabilmente da queste situazioni.
Il punto di riferimento resta Jack Cochrane. Non è una stella della difesa, ma è probabilmente il miglior special teamer puro presente oggi a roster.
Il linebacker è ormai uno dei leader assoluti degli special team dei Chiefs e, nelle ultime tre stagioni, è stato il giocatore impiegato più spesso nelle unità di copertura. La sua presenza è ormai una certezza e rappresenta il modello che Toub chiede a tutti i giovani chiamati a guadagnarsi un posto.
Alle sue spalle ci sono veterani come Cole Christiansen, che continua a costruire la propria carriera soprattutto grazie al contributo negli special team, e giovani linebacker come Jeffrey Bassa e Wesley Bissainthe, perfettamente consapevoli che una buona preseason nelle coperture potrebbe fare la differenza tra il roster dei 53 e la lista dei tagli.
Anche tra i defensive back la competizione sarà intensa. Kevin Knowles, Christian Roland-Wallace, Kam Arnold e Jaden Canady avranno probabilmente molte delle loro opportunità proprio negli special team, dove velocità, disciplina e capacità di placcaggio pesano spesso quanto il talento espresso in difesa.
Diverso il discorso per giocatori come Chamarri Conner e Jaden Hicks. Pur continuando a dare un contributo nelle unità speciali, il loro posto in squadra dipenderà soprattutto da ciò che sapranno dimostrare come safety e defensive back, ruoli nei quali sono chiamati ad assumere responsabilità sempre maggiori.
Per tutti gli altri, invece, la regola resta la stessa di ogni estate: prima ancora di conquistare uno snap in attacco o in difesa, bisognerà convincere Dave Toub.
Perché a Kansas City gli special team non sono semplicemente un reparto. Sono spesso la porta d’ingresso per costruirsi una carriera in NFL.
Cosa osservare a St. Joseph
Gli special team non attireranno l’attenzione quanto Patrick Mahomes o Travis Kelce, ma potrebbero comunque raccontare alcune delle storie più interessanti del Training Camp.
Sarà importante capire se Nikko Remigio riuscirà a difendere il ruolo di returner, se qualche rookie riuscirà a sorprendere coach Toub e quali saranno i giocatori capaci di emergere nelle unità di copertura.
Perché, come insegna ogni estate a Kansas City, spesso l’ultimo posto nel roster non si conquista con un touchdown o un sack.
Si conquista correndo a tutta velocità per quaranta yard, placcando un returner negli special team.
Ed è proprio lì che, ancora una volta, Dave Toub inizierà a costruire quella parte del roster che spesso, durante la stagione, finisce per decidere le partite più equilibrate.
GO CHIEFS!
Gianluca Poltz
Tutti gli articoli della serie “Road To St. Joseph 2026“: QB, WR, RB, TE, OL, DL, LB, DB, Special Team e Coaching Staff
